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Visualizzazione post con etichetta morale degli schiavi. Mostra tutti i post
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venerdì 24 marzo 2017

De l'alternanza schola et labora

Il solito viaggio in macchina per Milano, con la consueta, obbligatoria, tappa all’autogrill.
Per omaggiare il de gustibus e per non far torto agli alimenti spazzatura, si entra, lancia in resta, con l’intenzione di prendere un Camogli riscaldato.
Era tutto come te l’aspettavi all’autogrill: il bancone dove l’avresti voluto trovare, il frigo delle bibite a portata di orinatoio e i corridoi che sembravano un aggrovigliato budello inestricabile.

giovedì 1 settembre 2016

Le spiagge dei nani accomandati

Non c’è bisogno di scomodare le categorie della ragion pratica kantiana, per tentare di biascicare qualche sedicente fenomeno estetico canottierato.
Anche quest’anno, puntuale come le code ferragostane, gli spiaggiati e i mondofili infraditati delle apericene, hanno consacrato il loro inno trionfale. Si scrive trionfale ma si legge automatizzato sfregolamento da tonnara, eccitata sardineria salmastra, sculettamento di cellule, celluloide, cellulitico, pappa uniforme, la giusta colonna sonora per le spensierate serate estive dei laboratores in cerca di facili distrazioni.

venerdì 13 maggio 2016

La libertà e lo stato di diritto in Max Stirner

Il filosofo tedesco Max Stirner non ciurla nel manico, non è tipo da andarci tanto alla leggera, la sua filosofia non è una filosofia per cuori deboli e accademici patinati, la sua è una “filosofia fatta con il martello”.
Per il suo pensiero, "la mia libertà finisce dove inizia la mia potenza”, ma tuttavia - dice il filosofo di Bayreuth - sarebbe stolto pensare che non esista alcuna potenza superiore alla propria. Cambia, semmai, l’atteggiamento che l’uomo contemporaneo ha assunto verso le nuove potenze. Le chiama, con una certa spocchia di benemerenza: disciplina, rettitudine, “stare al proprio posto”, meglio se a 90 gradi e con la vaselina a portata di mano.

giovedì 7 gennaio 2016

Maupertuis, Crécy e la cavalleria aristocratica: viva i perdenti!


nel nobile la persona volgare disprezza l’irragionevolezza o ragionevolezza stravagante della passione, soprattutto quando è indirizzata su oggetti il quale valore le pare totalmente fantastico e arbitrario.
F. W. Nietzsche

Talvolta la sconfitta vale più di una vittoria, perché l’uomo non si misura, come vorrebbe invece la classe ragionier-borghese imperante, erede di un “certo” positivismo anglosassone, esclusivamente attraverso i risultati che ottiene (le parole se le porta via il vento, ma anche i fatti si riducono alla soggettività di chi vi assiste, come già Nietzsche sapeva bene: “non esistono fatti, ma solo interpretazioni”, e come Einstein e Heisenberg hanno in seguito certi-ficato “scientificamente”).
E infatti la sconfitta e la vittoria, o il successo se si preferisce, non possono essere due unità di misura “serie”. Persino nelle competizioni sportive che, giocoforza, debbono piegarsi al volere del risultato, esistono esempi lampanti di come la sconfitta sia solo una delle tante discriminanti per l’uomo che voglia davvero interrogarsi sull’uomo (vedi, ad esempio, l’”aristocratica” nazionale brasiliana ai mondiali del 1982).

martedì 5 gennaio 2016

La democrazia dei cittadini social: écrasez l’infâme

ciò che è comune ha sempre avuto poco valore.
F. W. Nietzsche

Non se ne può davvero più! “I politici hanno rovinato l’Italia e anche la mia storia coniugale”, “sono strapagati, viziati e privilegiati, collusi e corrotti”, grumi ed incrostazioni che si sono aggrappate sempre più al potere creando consorterie difficilmente estirpabili (eppure, fino a qualche tempo fa, quello stesso cittadino incollerito che oggi vomita bile, non senza ragioni peraltro, sarebbe probabilmente stato in prima fila a stendere il tappeto rosso per gli onorevoli della DC o del PCI, quando, per ottenere consensi ed ingrassare nuove clientele, facevano qualche scampagnata fuori palazzo. Chissà se l’odierna malpolitica risulterebbe digeribile dalla contemporanea plebs frumentaria se questa ottenesse, come spesso accadeva all’epoca, qualcosa in cambio… dal panem et circenses di Giovenale all’i-pad e circo-nvenzione del Governo trendy… il passo è breve).

martedì 1 settembre 2015

Il settore terziario: serviti e contenti

In Italia, e più genericamente in tutti i paesi “civili” occidentali, il settore terziario (quello che si riferisce ai servizi) vale oltre il 75% del Pil. Si viaggia quindi, seppur con qualche battuta d’arresto provocata dalla crisi economica incalzante, verso un mondo dominato, in qualsiasi ambito dell’esistenza, da nuove e sempre più professionali baby-sitter. C’è da chiedersi, a tal proposito, se quest’ipertrofia di servizi sia davvero una conquista sociale, di civiltà, morale (“autonomo” e “morale” sono due termini che si escludono a vicenda), o se sia invece una nuova rivisitazione di Blade Runner, che serve forse altri interessi più nascosti e pericolosi.

venerdì 14 agosto 2015

Nietzsche, nichilismo e trottole

Era il 1876, quando Nietzsche annunciava senza troppi fronzoli ne La gaia scienza la “morte di Dio”. Da quel lontano XIX secolo non ci siamo accontentati di ammazzare esclusivamente la sfera metafisica, ci siamo fatti prendere la mano freddando via via, “progressivamente”, anche ogni valore condiviso, sia morale che culturale. E’ vero, l’idea di Nietzsche e del suo nichilismo attivo, l’atteggiamento nato da quella terribile e disillusoria “verità” ("tutto è caos"), era lungi dall’essere una sbadata dichiarazione di disimpegno, un facile ”affrancamento” da quei vincoli che fungevano da cardini esistenziali, rassicuranti “stelle polari” a cui volgere lo sguardo per trovare un fine e un senso all’esistenza: era al contrario un’amara presa di coscienza, una volitiva accettazione delle “regole del gioco”, un sì alla vita incondizionato, l’opportunità di sostituire quegli dei ormai logori e mortificanti con sé stessi, senza tuttavia mai liberarsi della vita: “se non facciamo della morte di Dio una grande rinuncia e una perpetua vittoria su noi stessi, dovremo pagare questa perdita”.

lunedì 20 luglio 2015

Expo, formaggio senza latte e biodiversità

Nonostante l’Expo milanese che, diciamoci la verità, rassomiglia più ad un’enorme festa dell’unità internazionale che ad un luogo in cui le idee possano dialogare per creare un mondo migliore, l’UE non manca di vaneggiare anche sulle tematiche alimentari (della serie “nutriamo il pianeta”, ma solo se ci conviene farlo! In fondo, si sa, la fame non è esclusivamente un problema di risorse alimentari. I cibi, assurti nel frattempo a merci al pari di qualsiasi altro oggetto, vanno laddove possono spuntare un prezzo migliore, e non invece laddove ce n’è davvero bisogno. Il mercato non ha pretese umanitarie e solidali!).

venerdì 3 luglio 2015

Dal posto al sole al posto in fabbrica


Gli immigrati fanno concorrenza sleale ai lavoratori italiani. O meglio, gl’illuminati imprenditori che li assoldano per due euro all’ora si mettono finalmente al passo con la competizione globale che paga con un pugno di riso la forza lavoro. E il “lavoratore modello” si strugge. Se da una parte non accetterebbe mai, a certe latitudini e almeno per ora, un impiego retribuito pochi spicci all’ora, dall’altra sembra preoccuparsi perché quei lavoratori potrebbero rischiare di togliergli il lavoro. Questo, forse, il suo pensiero votato all'indipendenza: "sfrutta me e non prendere un "baluba" qualsiasi venuto da chissà dove". Ma in fondo non è colpa degli immigrati se la loro condizione di bisogno finirebbe per stuzzicare i desideri di qualche imprenditore che magari accetterebbe volentieri di sottopagare la manodopera pur di stare sul mercato e continuare così a lucrare il lucrabile.

venerdì 26 giugno 2015

Perché le catene sono meglio della libertà?


L’aggressione a un capotreno e a un macchinista alla fermata della stazione di Villapizzone ha sollevato un polverone. Giovedì scorso una pandilla (banda di strada) di salvadoregni ha  aggredito a colpi di machete un capostazione rischiando di fargli perdere un braccio. L’evento, dalle poco vaghe tinte splatter, non è solo l’ennesima occasione per riflettere sullo sgangherato sistema giudiziario italiano o sul pericolo dei nuovi appestati che si ostinano a riversarsi sulle coste del Belpaese anche nel periodo balneare. Ciò che è accaduto a Milano, può essere anche preso esemplarmente come un’ulteriore occasione per riflettere sulle preferenze dell’essere umano. In Italia, atavicamente, siamo troppo impegnati ad azzuffarci tra di noi per accorgerci di cosa capita fuori dai confini patri.

domenica 14 giugno 2015

Il servo della gleba nell'epoca globale


L’Istat sembra certificare come la crisi abbia notevolmente dilatato la forbice tra i cosiddetti ricchi e i poveri. Ogni “crisi” infatti, colpendo trasversalmente senza alcuna eccezione, avvicina nelle “sfighe” livellando le necessità (resistono ovviamente i soliti intoccabili, ma sembrano risibili, almeno dal punto di vista numerico). Essa, come la vista di ogni terrorizzante baratro consiglia di fare un passo indietro per conservarsi sani e salvi, spinge così alla ricerca di una comune soluzione il lavoratore salariato e il datore di lavoro. Quell’uomo, tuttavia, vi reagisce con la consapevolezza del “ragioniere”: quando le cose vanno male e gli interessi personali cominciano ad essere intaccati sino ad erodersi lentamente, pare che entrambe le categorie “produttive” siano, almeno potenzialmente, bendisposte a rinunciare ad un qualcosa di sé pur di recuperare quel “benessere di silicone” che vedono progressivamente allontanarsi.

mercoledì 3 giugno 2015

Perché il risparmio castra il lavoro? Rompicapi borghesi...

L’etica borghese del risparmio si sta piano piano sgretolando, svuotatasi delle proprie solenni significazioni è finita per trasvalutarsi sempre più in un disvalore da avversare.
A dirla tutta, come peraltro spesso accade nelle cose che attengono alla morale, essa muta di segno perché non è più tale da servire l’uomo e, perdendo quindi la propria utilità, si è trasformata in una zavorra da cui velocemente liberarsi, insostenibile peso per quel “virtuoso” meccanismo di crescita a cui l’uomo ha voluto placidamente assoggettarsi: la “saggezza economica”.

mercoledì 15 aprile 2015

Il sogno democratico rassomiglia ad un incubo


A furia di raccontare favole per il solo gusto di crederle poi vere, si finisce inesorabilmente per perdere qualsiasi contatto con la realtà. E’ il vizio celato, ma nemmeno troppo bene, dell’occidente, ovvero quello di credersi, per dirla con l’ottuso Fukuyama, “il migliore dei mondi possibili”, e così anche l’unico ammissibile, concepibile, tollerabile, degno, in cui finalmente si è compiuta la suprema volontà dell’uomo: il progresso e la democrazia.

venerdì 27 marzo 2015

Divagazioni su Nietzsche e "idee moderne": la morale degli schiavi

La morale degli schiavi

Il resto è semplicemente l’umanità. - Si deve essere superiori all’umanità per forza, per altezza d’animo – per disprezzo…
F. W. Nietzsche

La democrazia, dimenticando per un attimo il malinteso storico di Pericle, fiorisce sulle sponde delle colonie americane a cavallo tra XVII e XVIII secolo. Alexis de Tocqueville ne descrive scrupolosamente il carattere originario: “la pigrizia e l’ubriachezza vi sono severamente punite (…) proibisce l’uso del tabacco (…) costringe ad assistere al servizio divino (…) la frusta punisce la menzogna quando può nuocere (…) nel 1649 si formò a Boston una associazione solenne avente per scopo di prevenire il lusso mondano dei capelli lunghi”. 

Si sa, il proibizionismo è sempre piaciuto a chi vuole sorvegliare e punire una libertà da cui si sente minacciato, specie a quelle latitudini, ad ogni modo, pare che l’animo tirannico dei travagliati inizi dell’epopea democratica abbia persino superato le fantasie e le perversioni di qualche signorotto feudale europeo. A noi però non interessa l’aspetto meramente politico ed istituzionale, bensì quella sfera più sottile ed altrettanto indecifrabile che pertiene forse esclusivamente ad una sensazione. Morale e filosofica, direbbe forse, non a torto, qualcuno. “Democratico”, in tal senso, è quindi solo l'ennesimo aggettivo che qualifica la possibilità di un’opportunità, quel bisogno che spinge l’uomo ad avvicinarsi al proprio prossimo per occultare nella “comunità” i demoni della propria “singolarità”, quello che Nietzsche chiama “ironicamente”: ”immeschinimento dell’uomo, un suo mediocrizzarsi e invilirsi”.

martedì 10 marzo 2015

Calvino globale: la “testa rotonda” del numero uno

La tendenza generale del mondo è quella di fare della mediocrità la potenza dominante.
J. S. Mill

Gli Stati Uniti sono un paese bizzarro, talmente strampalato che qualsiasi tentativo d’interpretarne l’indole profonda potrebbe persino risultare stucchevole. Nascono grazie all’eterogenea e costante immigrazione europea, quella fatta da uomini che spesso in Europa non trovavano più spazio per esercitare la propria ambigua idea di “libertà”: puritani, evangelisti, presbiteriani, quaccheri, mormoni, battisti e calvinisti. Questi nuovi pylgrim, costretti a fuggire dalle terre natie proprio in virtù di quell’incompatibilità d’ideali e pratiche, perlopiù religiose, portarono sulla nuova Terra Promessa anzitutto la devozione a quei comandamenti morali. Gli stessi cardini etici che fecero nascere e poi sviluppare l’“autentica” e “sacra” idea di libertà che ha fondato, almeno nei presupposti, l’odierna american way of life, quella che vuole altruisticamente fare proseliti, evangelizzare, anche attraverso l’uso “giustificato” della forza militare.

giovedì 12 febbraio 2015

La divisione del lavoro e l'uomo macchina



L’industrialismo, dallo spinning jenny fino al water frame, passando per il mule, sino alla navetta volante inventata da John Kay e alle macchinazioni di Watt, ha provocato un enorme aumento della produzione di merci. Questo incremento produttivo, di massa, che dall'industria cotonifera ha raggiunto poi ogni comparto industriale, non è stato però ispirato esclusivamente dall'innovazione tecnologica. 
D'accordo con l'etica borghese capital-positivista, quella che vuol fare i conti, scientificamente, solo per efficientare poi i propri guadagni, questo industrialismo ha finito per creare anche un nuovo topos umano. Un "uomo strumento", da tenersi sulla mensola della democrazia, meccanicizzato, utile esclusivamente a quei processi produttivi di cui esso diventa così metafora, indifferente oggetto variegato, spersonalizzata pedina. E soprattutto in ossequio a questa diversificazione della produzione e umana, quasi una sorta di posticcia nemesi, ha infine generato, parallelamente, anche un nuovo tipo di lavoratore: parcellizzando la produzione industriale aumenta infatti anche la divisione del  lavoro.

domenica 30 novembre 2014

Sogno che lo Stato mi lasci, finalmente, solo

Lo Stato è il mezzo più necessario d’ogni altro per lo sviluppo totale dell’umanità (…) ma se vorremmo sviluppare noi stessi, non potrà esserci che di ostacolo.
M. Stirner


Lo Stato “moderno”, sia esso democratico, oligarchico, o ancora monarchico, presuppone che i suoi sudditi, o cittadini se si preferisce, gli siano comunque sottoposti. Allo Stato si deve incondizionata ubbidienza. Anche il “demos”, si dice infatti, lasciando cadere nell’oblio quegli individui da cui dovrebbe essere composto, deve democraticamente ubbidire a sé stesso, alla maggioranza.

martedì 21 ottobre 2014

La morale del guazzabuglio plebeo

La vita è una sorgente di piacere; ma dove si abbevera anche la plebaglia, là tutte le fonti sono avvelenate. 
F.W. Nietzsche

A fronte di una crescente uguaglianza e sicurezza, la società contemporanea chiede in cambio il sacrificio di ogni fisiologico principio individuale, sino all’erosione della stessa identità singolare. Sapere chi sei, senza aver bisogno di conoscerlo dal placet dell’opinione “sociale” (secondo il rentier Schopenhauer infatti: “ciò che conta è quello che gli altri pensano di noi”), non è esclusivamente una semplice questione filosofica, buona per qualche poco pratico acchiappanuvole.

martedì 30 settembre 2014

La società individualista e il team working

Il progresso della collettività è in definitiva un regresso per il singolo.
R. Musil


Chi non riesce a trasmettere un senso “proprio” a ciò che fa non desidera altro che trovare una giustificazione che appaghi questa sua insensatezza. E la trova spesso, senza fare nemmeno lo sforzo di cercarla, nelle illusioni collettive. Le sole che gli permettano di obliare nella chiassosa comunità di “noi” il vuoto determinato dall’”io” mancante (parimenti a quel che avviene razionalmente per il punto nella geometria: egli è l’ente geometrico più elementare, costituente ogni altro ente esteso, superiore, spazio privo di estensione. Solo dall’addizione con altri punti adiacenti può quindi darsi una forma consistente, sorreggendosi ad altri non esseri suoi pari. La somma d’infiniti individui zero costituisce quest’uomo inconsistente. Egli riesce ad essere, ad avere una forma, solo quando è in gruppo).

venerdì 26 settembre 2014

Il "pochet" challenge nella moralità umana


L’uomo narciso del “mi piace” coatto sembra, a differenza della mole di giudizi distribuiti a destra e a manca con robotica meccanicità, avere una profonda disistima di sé stesso. E’ il regno virtuale che disprezza ogni con-tatto umano, quello di cui si nutre anche l’ultima trovata: l’ice bucket challenge. Quello in cui il bisogno di appartenere ad una mission superiore, che sostanzi la pochezza in moda compiacente, sembra scavalcare persino l’essenzialità del contenuto.