In attesa di scovare il gene della competizione, dalle
parti di Albione non perdono tempo, e da bravi deterministi cercano di far
venire allo scoperto, attraverso il metodo del “trovatore newtoniano”, quel gene
utile al potenziamento della competizione sul posto di lavoro.
Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post
martedì 11 aprile 2017
mercoledì 5 aprile 2017
Istat e disoccupazione: le solite fregnacce
Le
furiose Erinni, come nella miglior tradizione eschilea, si trasformano in
Eumenidi: “chi, sventurato, sei tu, che a
questa misera parli sí vere cose”?
Per
chi non appartiene alla categoria dei cronici disfattisti e dei gufi portasfiga,
che si rallegrano persino dei pessimi risultati ottenuti dal figlio a scuola, oggi
dovrebbe essere un giorno di festa.
La
fotografia dell’Istat mostra
che la disoccupazione cala al
11,5% e persino quella giovanile è ai minimi dal 2012 (salvo affermare poi, il
giorno seguente, che crescono i lavoratori a termine e sono in calo i
permanenti, rovinando così la festa appena organizzata).
Etichette:
cala la disoccupazione,
dato,
disoccupazione,
inattivi,
inattività,
Istat,
lavoro
martedì 4 aprile 2017
Dopo la cancellazione dei voucher pronta la cedolare secca sulla paghetta
L’imbalsamato
Governo Gentiloni esce dal suo etereo abbiocco, e con una piroetta degna del miglior
Nureev, cancella integralmente i voucher.
Siamo alla "tetragonia" dell’orrore travestita da trashismo.
Ma si sa,
quando avverte la paura per la dissoluzione dello status quo,
ogni bravo uomo di potere è disposto a repentini dietrofront e a giravolte che
strizzano l’occhio al più evidente degli opportunismi (anche i cosiddetti riformisti diventano
conservatori quando la tremarella sale oltre il livello di guardia).
Etichette:
competitività,
competizione,
etica del lavoro,
lavoro,
precariato,
produttività,
voucher
martedì 28 marzo 2017
Martone vincit omnia
Barba accuratamente incolta, ricciolo
sbarazzino ed occhiali d’ordinanza. L’ex viceministro del Lavoro e delle
Politiche Sociali del faustiano Governo Monti, nonché Professore Ordinario di
Diritto del Lavoro, nonché figlio d’arte, dopo l’oblio a cui le sue res gestae lo hanno costretto, torna a
sciorinare ricette “pedagogiche” per ottimizzare il pedigree dei giovani che vogliono rimboccarsi le
maniche per gettare il loro in-der-Welt-sein.
Troppo buonismo e permissivismo nelle
aule scolastiche – sottintende Michel
Martone -, bisogna preparare i bambini alla competizione
internazionale.
venerdì 24 marzo 2017
De l'alternanza schola et labora
Il solito viaggio in macchina per
Milano, con la consueta, obbligatoria, tappa all’autogrill.
Per omaggiare il de gustibus e per non far torto agli alimenti spazzatura,
si entra, lancia in resta, con l’intenzione di prendere un Camogli riscaldato.
Era tutto come te l’aspettavi all’autogrill: il bancone dove l’avresti
voluto trovare, il frigo delle bibite a portata di orinatoio e i corridoi che
sembravano un aggrovigliato budello inestricabile.
Etichette:
alternanza scuola lavoro,
lavorare gratis,
lavoro,
morale degli schiavi,
scuola
giovedì 16 marzo 2017
I lavoratori al servizio di un algoritmo
Se il mondo globalizzato è connesso da strettissimi vincoli
d’interdipendenza, l’uomo che ne abita i danteschi gironi, sembra essere, al
contrario, prigioniero di una società di scatole cinesi (“libero”, nella
orwelliana neolingua globale, significa “legato”, alla maniera di ciò che
diceva, in tempi non sospetti, pure Stirner: “se tu fossi libero da ogni cosa, non avresti per l’appunto più niente”).
Etichette:
algoritmo,
flessibilità del lavoro,
gig economy,
lavoratore,
lavoretti,
lavoro,
web economy
martedì 7 marzo 2017
Lo dice la legge: possono licenziarti anche per fare un profitto
Dopo il più 27mila per cento di voucher
erogati dal 2008 ad oggi, anche le premesse per un proficuo 2017 non sembrano
essere niente male.
Siamo comunque ancora nei paraggi delle
Erinni del lavoro, qui però
non nella loro veste ufficiale, paludata dalle salvifiche “riforme strutturali”,
bensì nella versione ermellinata dei giudici della Corte di Cassazione (smentendo una precedente sentenza della Corte
d’Appello. Ah, per gli ottimistoni che vedono rose e fiori anche nell’Ade,
andrebbe ricordato loro che, tra i compiti della Corte di Cassazione vi è pure
quella “nemofilattica”: armonizzare l’interpretazione bizantina della
giurisprudenza made in Italy, una sorta
di competenza che ha valore “costituzional-legislativo”).
lunedì 2 gennaio 2017
Il lavoro latita, ha senso che si faccia ancora trovare?
Il
suono vibrante della campanella; i banchi minimalisti color verde marcio, tutti
uguali; la lavagna vuota, sporcata dei vortici lasciati dal gesso e la maestra
increspata di rughe, nella sua impostata uniforme di pessimo tweed.
Evidentemente, gl’illustri studiosi dell’eco non hanno mai frequentato
le sguarnite mura di una scuola media di provincia, per cui non hanno mai
potuto seguire le seducenti lectio
magistralis di geografia, ove quelle insegnanti canute spiegavano cos’erano i tre
settori in cui si compone ogni economia che si rispetti. Loro erano altrove,
forse già referenziati dall’onorifico titolo Hdemico, o magari solo distratti
dall’album stropicciato delle figurine Panini.
domenica 11 dicembre 2016
Amico: figlio di Poseidone e della ninfa Melia; costringeva al pugilato chiunque passasse per il suo paese. Gli uomini cambiarono l’accento e fecero di lui un benevolo legame sentimentale
Oggi, un amico piuttosto sensibile alla mia condizione patrimoniale, di
quelli che “bisogna fare girare
l’economia”, si è avvicinato circospetto, evidentemente imbarazzato, e ha
fatto ciò che ogni buon amico dovrebbe davvero fare. Preoccuparsi, mettere in guardia,
pro-porre consigli utili per il buon funzionamento della comunità collettiva.
Etichette:
amicizia,
Clitemnestra,
cv,
economia,
etica del lavoro,
lavoro,
mercato del lavoro
martedì 15 novembre 2016
Foodora la pillola
Le filantrope intenzioni della tedesca Foodora sono state equivocate. La colpa
è di qualche ingrato, irriconoscente che non crede al progresso sociale ed
economico, che non ha fiducia nella nuova frontiera della smart economy, tristemente
abbarbicato a quell’ormai vegliarda economia
improduttiva, destinata ad una rapida discesa di rating. Eppure le ragioni di
Foodora erano davvero buone. Organizzare allegre scampagnate all’aria aperta,
incoraggiare biciclettate per promuovere quel salutismo tanto caro all’uomo
delle beauty farm e delle palestre (meglio se cantando in coro: Foodora et labora).
Etichette:
competitività,
competizione,
cottimo,
economia,
etica del lavoro,
Foodora,
lavoratori,
lavoro,
svalutazione del lavoro
giovedì 20 ottobre 2016
Svalutazione del lavoro e competizione
Finalmente, dopo tante putrescenti
retoriche, il Premier Renzi si cala
nei panni del giovine promoter porta a porta pagato a voucher. Le indiscrezioni
vociferano che girerà su e giù per il mondo col suo nuovo aeroplanino,
recapitando direttamente a casa e senza impegno il nuovo opuscolo del Mise, che magnifica il basso costo dei lavoratori italiani: “cari stranieri,
delocalizzate, investite in Italialand, ove gli stipendi sono più bassi della
media europea”. Firmato: il Governo
italiano.
Etichette:
competitività,
competizione,
flessibilità del lavoro,
lavoratore,
lavoro,
lavoro instabile,
precariato
venerdì 29 luglio 2016
I nuovi poveri di Grecia che lavorano per 100 euro al mese
“Fare
denaro, ma avere il rispetto dei propri simili”, diceva Tucidide. Un concetto semplice, banale,
persino di buon senso, dato che si consuma per produrre e non viceversa, come
invece crede qualche bocconiano in fregola. Una stringa di pensiero che però ai
piani alti, quelli che si sentono liturgicamente investiti da una mission celestiale, dagli illuminati della Troika sino ai “surplussari” teutonici,
passando per i filantropi imprenditori che “ce danno da magnà”, sembra
essere rimasta, pesante, sullo stomaco.
Etichette:
crisi greca,
economia,
Grecia,
Grecia e Unione europea,
lavoratore,
lavoro,
nuovi poveri,
povertà,
precariato,
Troika
lunedì 30 maggio 2016
I vate e i Tiresia dell’economia lo certificano: in Italia crescono gli inoccupati cronici
Se non si appartiene alla parrocchia di
quelli che “homo more datus demonstrata”, per fare il verso a Spinoza, ma si crede che il dato
tracci solo una tendenza, spesso nemmeno troppo verosimile rispetto
all’irriducibile realtà, si potrebbe persino ghignare delle ultime rilevazioni targate Eurostat.
L’Istituto
europeo di statistica ha infatti certificato che nell’ultimo trimestre del
2015, l’Italia è diventato il primo Paese dell’Eurozona come numero di
disoccupati che sono entrati nella totale inattività economica.
Gli addetti ai lavori li definiscono con la poco lusinghiera etichetta di “inattivi cronici”: il 36,5% del totale,
circa il doppio rispetto alla media europea che si attesta invece al 18,4%.
Etichette:
capitalismo,
Eurostat,
inattività,
inoccupati cronici,
inoccupato,
Italia,
lavoratore,
lavoro,
mercato del lavoro
mercoledì 18 maggio 2016
Starace e i megadirettori: creare malessere nei dipendenti che non vogliono cambiare...
L’amministratore
delegato di Enel, Francesco Starace, dopo la vittoria dell’astensionismo al "referendum sulle trivelle", può finalmente prendersi una meritata pausa e raccontarsi
agli studenti della Luiss (l'Università in cui dovrebbero formarsi le élites e i "liberi" manager conf-industriali di domani).
Per fortuna gli studenti della Liberà università internazionale degli studi Guido Carli sono abituati a certe confessioni e alle lectiones che declinano, vanitosamente, nella difesa valoriale di un capitalismo senza freni.
Non è chiaro, in tal senso, se sia la stessa Facoltà a promuovere l’allentamento dei freni inibitori, o se si scelga, molto più verosimilmente, i personaggi da invitare curricula alla mano.
Per fortuna gli studenti della Liberà università internazionale degli studi Guido Carli sono abituati a certe confessioni e alle lectiones che declinano, vanitosamente, nella difesa valoriale di un capitalismo senza freni.
Non è chiaro, in tal senso, se sia la stessa Facoltà a promuovere l’allentamento dei freni inibitori, o se si scelga, molto più verosimilmente, i personaggi da invitare curricula alla mano.
Di certo non si risparmiano, e dopo la lezione sulla demolizione di ogni cultura
improficua tenuta dal
Ministro Poletti (“prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un
fico secco, è meglio prendere 97 a 21 anni”), al soglio dell’Ateneo arriva anche il titolatissimo Francesco Starace.
giovedì 3 marzo 2016
Lavoro: una nuova etica è possibile?
In un frammento contenuto in Aurora,
Nietzsche allude ad un’utopica “classe impossibile”: “povero, lieto e indipendente! – queste cose insieme sono possibili;
povero, lieto e schiavo! – anche queste sono possibili”. Evidentemente
impressionato ed ispirato dall’ormai travolgente Rivoluzione Industriale, il
filosofo di Rӧcken, nella seconda parte del suo intercalare, si riferisce
proprio a quegli operai, formichine operose ridotte ad ingranaggi di una
macchina che li aliena e li sovrasta, “come accessori dell’umana inventiva tecnica”.
Etichette:
etica,
etica del lavoro,
lavoratore,
lavoro,
mercato del lavoro,
morale,
società,
umanità,
uomo
giovedì 24 dicembre 2015
Il ministro Poletti non può parlare agli studenti
Poletti non ha studiato e ci tiene a
farlo sapere? Sembra persino vantarsene, anche se è una vanità spuntata, quella
dettata dal risentimento vendicativo di un uomo che, con tutta probabilità, continua
da una vita a subire torti da individui più scolarizzati, tali da
traumatizzarne la sensibilità. Il perito agrario, meglio agrimensore, Poletti,
durante un incontro cogli studenti della Luiss, ha suggerito di fare in fretta
a laurearsi: “per non dover competere con studenti che hanno sei anni in meno”.
Etichette:
110 e lode Poletti,
controcultura,
educazione,
lavoratore,
lavoro,
mercato del lavoro,
Poletti,
Poletti lavoro,
scuola
venerdì 11 dicembre 2015
Poletti, il riformista e il progresso a cottimo
Non c’è
dubbio. Le intuizioni di Poletti sono talmente avanti, progressiste, riformiste,
che in realtà vorrebbero riportarci nei brumosi slums della Londra di fine XVIII secolo. A tal punto che solo
Crozza potrebbe commentare le sue ultime sparate senza scadere nella volgarità. Il Ministro del Lavoro ex Presidente della Legacoop, di fronte a
una platea di studenti la cui ambizione, magari, non è esclusivamente quello di
diventare capitani d’industria senza scrupoli o servili ingranaggi di un
meccanismo che li sovrasta trascendendoli (erano, in realtà, gli aquilotti di Confindustria
marcati Luiss), ha detto che: “l’ora di lavoro è un attrezzo vecchio che non
permette l’innovazione”.
venerdì 3 luglio 2015
Dal posto al sole al posto in fabbrica
Gli immigrati fanno concorrenza sleale
ai lavoratori italiani. O meglio, gl’illuminati imprenditori che li assoldano
per due euro all’ora si mettono finalmente al passo con la competizione globale
che paga con un pugno di riso la forza lavoro. E il “lavoratore modello”
si strugge. Se da una parte non accetterebbe mai, a certe latitudini e almeno
per ora, un impiego retribuito pochi spicci all’ora, dall’altra sembra
preoccuparsi perché quei lavoratori potrebbero rischiare di togliergli il lavoro. Questo, forse, il suo pensiero votato all'indipendenza: "sfrutta me e non prendere un "baluba" qualsiasi venuto da chissà dove". Ma in fondo non è colpa degli immigrati se la loro condizione di bisogno finirebbe per stuzzicare i desideri di
qualche imprenditore che magari accetterebbe volentieri di sottopagare la
manodopera pur di stare sul mercato e continuare così a lucrare il lucrabile.
domenica 14 giugno 2015
Il servo della gleba nell'epoca globale
L’Istat
sembra certificare come la crisi abbia notevolmente dilatato la forbice tra i
cosiddetti ricchi e i poveri. Ogni “crisi” infatti, colpendo trasversalmente senza
alcuna eccezione, avvicina nelle “sfighe” livellando le necessità (resistono
ovviamente i soliti intoccabili, ma sembrano risibili, almeno dal punto di vista
numerico). Essa, come la vista di ogni terrorizzante baratro consiglia di fare
un passo indietro per conservarsi sani e salvi, spinge così alla ricerca di una
comune soluzione il lavoratore salariato e il datore di lavoro. Quell’uomo, tuttavia, vi reagisce con la consapevolezza del “ragioniere”: quando le cose vanno male e
gli interessi personali cominciano ad essere intaccati sino ad erodersi
lentamente, pare che entrambe le categorie “produttive” siano, almeno
potenzialmente, bendisposte a rinunciare ad un qualcosa di sé pur di recuperare
quel “benessere di silicone” che vedono progressivamente allontanarsi.
mercoledì 3 giugno 2015
Perché il risparmio castra il lavoro? Rompicapi borghesi...
L’etica borghese del risparmio si sta
piano piano sgretolando, svuotatasi delle proprie solenni significazioni è finita per trasvalutarsi
sempre più in un disvalore da avversare.
A dirla tutta, come peraltro spesso
accade nelle cose che attengono alla morale, essa muta di segno perché non è
più tale da servire l’uomo e, perdendo quindi la propria utilità, si è trasformata in una zavorra da cui velocemente liberarsi, insostenibile peso per quel
“virtuoso” meccanismo di crescita a cui l’uomo ha voluto placidamente
assoggettarsi: la “saggezza economica”.
Etichette:
antimodernità,
antimoderno,
borghesia,
controcultura,
crisi dei valori,
de Benoist,
economia,
lavoro,
mercato,
morale,
morale degli schiavi
Iscriviti a:
Post (Atom)
Proudhon, contro l’Unità d’ItaliaSembra che ci sia tutto un popolo che fornica con la retorica e con la gamba ferita del padre della patria Garibaldi , ma forse, prosciuga...
|