I pensierini dei novizi mâitre à penser additivati, da quelli
col cuore benpensante ma indignato, “puri e candidi gigli di campo”, a quelli altrettanto sfacciati che
vogliono trovare la quadra tra la loro bandierina sulla bacheca e le grossolane
vignette di Charlie Hebdo, sembrano
riempire le tristi giornate dell’internauta smanettone di un vuoto
sollazzante.
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lunedì 12 settembre 2016
mercoledì 18 maggio 2016
Starace e i megadirettori: creare malessere nei dipendenti che non vogliono cambiare...
L’amministratore
delegato di Enel, Francesco Starace, dopo la vittoria dell’astensionismo al "referendum sulle trivelle", può finalmente prendersi una meritata pausa e raccontarsi
agli studenti della Luiss (l'Università in cui dovrebbero formarsi le élites e i "liberi" manager conf-industriali di domani).
Per fortuna gli studenti della Liberà università internazionale degli studi Guido Carli sono abituati a certe confessioni e alle lectiones che declinano, vanitosamente, nella difesa valoriale di un capitalismo senza freni.
Non è chiaro, in tal senso, se sia la stessa Facoltà a promuovere l’allentamento dei freni inibitori, o se si scelga, molto più verosimilmente, i personaggi da invitare curricula alla mano.
Per fortuna gli studenti della Liberà università internazionale degli studi Guido Carli sono abituati a certe confessioni e alle lectiones che declinano, vanitosamente, nella difesa valoriale di un capitalismo senza freni.
Non è chiaro, in tal senso, se sia la stessa Facoltà a promuovere l’allentamento dei freni inibitori, o se si scelga, molto più verosimilmente, i personaggi da invitare curricula alla mano.
Di certo non si risparmiano, e dopo la lezione sulla demolizione di ogni cultura
improficua tenuta dal
Ministro Poletti (“prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un
fico secco, è meglio prendere 97 a 21 anni”), al soglio dell’Ateneo arriva anche il titolatissimo Francesco Starace.
giovedì 12 maggio 2016
Analfabeti e contenti
D’accordo, i
dati e l’oggettività che ogni cosa vorrebbero con-prendere, sono quelli che
sono. Ma per fortuna sta velocemente arrivando l’estate, e al sudoku da
bagnasciuga ho sempre preferito la lettura di qualche ricerca fatta dall’organizzazione
scientista di turno.
Questa ricerca
potrà forse sorprendere tutti coloro che, anche solo per desiderio
antropologico, non frequentano le moderne agorà della “plattanza” civile e democratica. Ma la verità, lo
dicono addirittura i numeri, è che viviamo in un mondo di analfabeti
strutturali: l’incapacità di utilizzare in modo corretto le abilità di
lettura, scrittura e calcolo, nelle situazioni di tutti i giorni.
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venerdì 22 aprile 2016
In Italia abbiamo la libertà d'informazione che ci meritiamo
Se
la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla
gente ciò che non vuol sentirsi dire
G. Orwell
G. Orwell
“In tutto il mondo la libertà di stampa
è in consistente e preoccupante declino”. Così esordisce la relazione di RSF (Reporters Sans Frontiers) sulla libertà di stampa nel mondo che, anche
quest’anno, arriva puntuale coi suoi titoli meritori e con le sue stroncature.
L’Italia, come sempre da
quando esistono queste rilevazioni, non brilla in libertà d'informazione. Anzi, peggioriamo persino di qualche
posizione rispetto all’anno scorso, passando dalla 73° alla 77° posizione.
giovedì 3 marzo 2016
Lavoro: una nuova etica è possibile?
In un frammento contenuto in Aurora,
Nietzsche allude ad un’utopica “classe impossibile”: “povero, lieto e indipendente! – queste cose insieme sono possibili;
povero, lieto e schiavo! – anche queste sono possibili”. Evidentemente
impressionato ed ispirato dall’ormai travolgente Rivoluzione Industriale, il
filosofo di Rӧcken, nella seconda parte del suo intercalare, si riferisce
proprio a quegli operai, formichine operose ridotte ad ingranaggi di una
macchina che li aliena e li sovrasta, “come accessori dell’umana inventiva tecnica”.
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giovedì 12 febbraio 2015
La divisione del lavoro e l'uomo macchina
L’industrialismo, dallo spinning jenny fino al water frame, passando per il mule, sino alla navetta volante inventata da John Kay e alle macchinazioni di Watt, ha provocato un enorme aumento della produzione di merci. Questo incremento produttivo, di massa, che dall'industria cotonifera ha raggiunto poi ogni comparto industriale, non è stato però ispirato esclusivamente dall'innovazione tecnologica.
D'accordo con l'etica borghese capital-positivista, quella che vuol fare i conti, scientificamente, solo per efficientare poi i propri guadagni, questo industrialismo ha finito per creare anche un nuovo topos umano. Un "uomo strumento", da tenersi sulla mensola della democrazia, meccanicizzato, utile esclusivamente a quei processi produttivi di cui esso diventa così metafora, indifferente oggetto variegato, spersonalizzata pedina. E soprattutto in ossequio a questa diversificazione della produzione e umana, quasi una sorta di posticcia nemesi, ha infine generato, parallelamente, anche un nuovo tipo di lavoratore: parcellizzando la produzione industriale aumenta infatti anche la divisione del lavoro.
D'accordo con l'etica borghese capital-positivista, quella che vuol fare i conti, scientificamente, solo per efficientare poi i propri guadagni, questo industrialismo ha finito per creare anche un nuovo topos umano. Un "uomo strumento", da tenersi sulla mensola della democrazia, meccanicizzato, utile esclusivamente a quei processi produttivi di cui esso diventa così metafora, indifferente oggetto variegato, spersonalizzata pedina. E soprattutto in ossequio a questa diversificazione della produzione e umana, quasi una sorta di posticcia nemesi, ha infine generato, parallelamente, anche un nuovo tipo di lavoratore: parcellizzando la produzione industriale aumenta infatti anche la divisione del lavoro.
mercoledì 30 aprile 2014
Renzi, il prestigiatore
Se è vero che il gattopardismo imperante
finisce col giustificare la politica del “fare”, o del “tanto per
fare”, evocata implicitamente dallo stakanovista catodico Renzi, questo stesso affaccendarsi, n’importe quoi, pur di
smuovere l’immobile culo di pietra della politica italiana, sembra un proposito
votato a far danni, allo stesso modo di quelli provocati dal suo opposto
modale.
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mercoledì 23 aprile 2014
L'indipendentismo veneto e la fine della storia di Fukuyama
L’uomo, misura della storia, sua unica misura.
L. Febvre
Le accuse di a-storicismo e di anacronismo sollevavate da una pletora di suorine progressiste agli irredentisti veneti suonano quasi come un complimento. Il saggio di Francis Fukuyama intitolato The end of history, pubblicato nel 1992, mette il capello sulla questione, tanto da essere diventato ormai l’imprescindibile “bibbia” simil-storicista per tutti coloro che vogliano applicare alla storia le proprie particolari esigenze (benché taluni di loro non sappiano nemmeno della sua esistenza, ma è il loro progresso indottrinato che prevede l’ignoranza quale dominus per poter occupare una posizione di militanza).
martedì 15 aprile 2014
La politica del marketing e il popolo che l’ha in-sediata
Come un’ossessione che
torna a ricordarti la tua patologia, come un rigurgito che trasale di tanto in
tanto, quando vieni colto dalla compulsiva noluntas
di accendere il televisore per occultare l’autocoscienza, Berlusconi
ritorna a far capolino tra le cronache del Belpaese.
Niente da fare per la
sua pletora di legali. Il tentativo di bloccare il passaggio in giudicato della
pena accessoria all’interdizione per due anni dai pubblici uffici, a causa
della condanna nel processo Mediaset, non viene accolto dalla Cassazione.
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martedì 18 marzo 2014
Un’eu-demonia moderna
Non vi auguro troppa felicità, vi
verrebbe a noia.
F.
Dostoevskij
La modernità sopravvive a sé stessa perché bara al gioco di cui ha peraltro sancito le regole. Essa ha bisogno di formalizzare in una regola ogni cosa che sfugge ancora al suo controllo (la previsione ne è l'ultima pretesa metodologica), intangibile e singolare, ché tutto ciò che è passibile di misurazione può essere infatti conosciuto e pertanto sottoposto a leggi e schemi razionali. La ricetta per ogni controllo della paura non è forse quella di illuminare l’ignoto per poterlo porre sotto il nostro occhio vigile - lo sguardo galileiano dell’”es-perimento” -?
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martedì 25 febbraio 2014
I “democratici” hanno il popolo che si meritano…
Già da un pezzo, da quando non usiamo
più vendere i voti, il popolo non si preoccupa più di nulla (...) ora se ne
infischia e due cose soltanto desidera ansiosamente: pane e giochi.
Giovenale
A furia di rappresentarla
caricaturalmente, screditandola con presunzione - almeno fino a quando quella
“cortesia” non si strozza in gola, ricacciata nello stomaco dalle disfatte
elettorali -, hanno ottenuto un risultato opposto
all'intenzione. L’elettore “berlusconiano” per costoro è un cittadino di
serie B, sempre “a traino” del proprio “pastore”, servile e zelante: una
rappresentazione un po’ sbiadita di quel “popolo bue” che ricompare come un’eco
dal medioevo.
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martedì 18 febbraio 2014
Se la libertà d’informazione rende stitico il pensiero...
Come
ogni anno RSF (Reporter Sans Frontiers), l’organizzazione
non governativa che agisce, tra le altre cose, anche in difesa della libertà
d’informazione, ha stilato la classifica dei Paesi con il maggiore grado di libertà di stampa. Da quel rapporto risulta che la libertà di stampa in
Italia migliora di 9 punti (ora ci piazziamo al 73° posto) rispetto alla
precedente rilevazione dell’anno scorso. In Europa, come era logico sospettare
dalla crescente voglia d’eutanasia, il trio di testa di quella classifica è stabilmente composto da
Paesi del nord: Finlandia, Paesi Bassi e Norvegia.
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Proudhon, contro l’Unità d’ItaliaSembra che ci sia tutto un popolo che fornica con la retorica e con la gamba ferita del padre della patria Garibaldi , ma forse, prosciuga...
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