Sembra che ci
sia tutto un popolo che fornica con la
retorica e con la gamba ferita del padre della patria Garibaldi, ma forse,
prosciugate le giaculatorie e deposte le
fanfare, è forse giunto persino il momento di spogliarsi del mito, per
indossare, seppur scanzonatamente, i panni di un cinismo meno vanitoso. Contro l’Unità d’Italia è un
curioso libello scritto dall’anarchico francese Pierre-Joseph Proudhon nel 1862.
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venerdì 5 agosto 2016
giovedì 21 luglio 2016
Apologia della storia: una scienza approssimativa, umana
Per Marc
Bloch “il bravo storico è come
l’orco della fiaba. Egli sa che là dove fiuta carne umana, là è la sua preda”.
La metafora sulla “maniera” storiografica avanzata dallo storico dei Les Annales sembra oggi più desueta
che mai. Lo storico-orco, cacciatore, onnivoro di dati, di tracce, di segni e
di testimonianze umane, sembra irrimediabilmente cozzare contro la nouvelle vague, tutta contemporanea, che
fa capo alla nuova umanità multitasking, iperspecializzata, fatta non
più da uomini-interpreti ma da professionisti e qualificate cavie, in ogni
settore ed ambito (il bello di quest’iper-specializzazione è che mette al
riparo l’iper-specializzato di turno da ogni possibile contestazione. Ma come?
Sono io ad avere il titolo e la qualifica! Tu non sei niente, almeno nel mio
campo di competenze. Della serie: ognuno al suo posto… la tana salvi tutti per
un’umanità sbriciolata che vuol essere solo strumento utile ad altri uomini in-organici).
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lunedì 13 luglio 2015
C'è razzismo e razzismo
Il razzismo è vecchio quanto l’uomo.
Esso però non è solo la conseguenza della convinzione sulla purezza etnica di
un determinato popolo, che proprio in virtù di un’autoreferenziale supremazia
rispetto agli altri sente nel suo diritto il dovere di dominarli e usarli per i
propri pelosi comodi. Questo è il razzismo a tinte “classiche”, quello dei
conquistadores e della moralità a stelle e strisce che hanno sterminato gli
indigeni e i nativi americani; quello neocolonialista del “fardello dell’uomo bianco” kiplingiano (il premio Nobel figlio di
funzionari coloniali che voleva portare il progresso a quei popoli “mezzo demoni e mezzo bambini”); quello
eugenetico dell’Unione americana, ripreso da Hiltler per le sue campagne di
sterilizzazione in favore della razza pura e contro tutte le "vite indegne di essere vissute" (aktion t4) sino all’esacerbazione
che portò successivamente alla “soluzione finale” e al genocidio degli ebrei.
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martedì 10 marzo 2015
Calvino globale: la “testa rotonda” del numero uno
La
tendenza generale del mondo è quella di fare della mediocrità la potenza
dominante.
J.
S. Mill
Gli Stati Uniti sono un paese bizzarro,
talmente strampalato che qualsiasi tentativo d’interpretarne l’indole profonda
potrebbe persino risultare stucchevole. Nascono grazie all’eterogenea e
costante immigrazione europea, quella fatta da uomini che spesso in Europa non
trovavano più spazio per esercitare la propria ambigua idea di “libertà”: puritani,
evangelisti, presbiteriani, quaccheri, mormoni, battisti e calvinisti. Questi
nuovi pylgrim, costretti a fuggire
dalle terre natie proprio in virtù di quell’incompatibilità d’ideali e
pratiche, perlopiù religiose, portarono sulla nuova Terra Promessa anzitutto la
devozione a quei comandamenti morali. Gli stessi cardini etici che fecero nascere
e poi sviluppare l’“autentica” e “sacra” idea di libertà che ha fondato, almeno
nei presupposti, l’odierna american way of life, quella che vuole
altruisticamente fare proseliti, evangelizzare, anche attraverso l’uso
“giustificato” della forza militare.
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mercoledì 23 aprile 2014
L'indipendentismo veneto e la fine della storia di Fukuyama
L’uomo, misura della storia, sua unica misura.
L. Febvre
Le accuse di a-storicismo e di anacronismo sollevavate da una pletora di suorine progressiste agli irredentisti veneti suonano quasi come un complimento. Il saggio di Francis Fukuyama intitolato The end of history, pubblicato nel 1992, mette il capello sulla questione, tanto da essere diventato ormai l’imprescindibile “bibbia” simil-storicista per tutti coloro che vogliano applicare alla storia le proprie particolari esigenze (benché taluni di loro non sappiano nemmeno della sua esistenza, ma è il loro progresso indottrinato che prevede l’ignoranza quale dominus per poter occupare una posizione di militanza).
martedì 18 marzo 2014
Un’eu-demonia moderna
Non vi auguro troppa felicità, vi
verrebbe a noia.
F.
Dostoevskij
La modernità sopravvive a sé stessa perché bara al gioco di cui ha peraltro sancito le regole. Essa ha bisogno di formalizzare in una regola ogni cosa che sfugge ancora al suo controllo (la previsione ne è l'ultima pretesa metodologica), intangibile e singolare, ché tutto ciò che è passibile di misurazione può essere infatti conosciuto e pertanto sottoposto a leggi e schemi razionali. La ricetta per ogni controllo della paura non è forse quella di illuminare l’ignoto per poterlo porre sotto il nostro occhio vigile - lo sguardo galileiano dell’”es-perimento” -?
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lunedì 27 gennaio 2014
Il potere Carlo Magno e lo “stato” di potere
Per lo stato
è assolutamente necessario che nessuno abbia una volontà propria e, se qualcuno
dimostra di averla, lo Stato deve escluderlo; se tutti dimostrassero di averla,
essi abolirebbero lo Stato. (…) chi, per sussistere, deve contare sulla
mancanza di volontà degli altri, è un prodotto mal fatto di questi altri.
M. Stirner
M. Stirner
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