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mercoledì 31 agosto 2016

Lo Stato pachidermico e la razionalità del ciuccia-schei


Per lo stato è assolutamente necessario che nessuno abbia una volontà propria e, se qualcuno dimostra di averla, lo Stato deve escluderlo; se tutti dimostrassero di averla, essi abolirebbero lo Stato. (…) chi, per sussistere, deve contare sulla mancanza di volontà degli altri, è un prodotto mal fatto di questi altri
M. Stirner

Lo Stato, come lascia sommariamente trasparire lo stesso termine, non è in fondo altro che l’ennesimo tentativo di rendere statico, fisso ed immutabile, ciò che appartiene invece ad una condizione di irriducibilità - in fieri-: la vita stessa nella sua ondivaga ed insopprimibile problematicità divenente. 
E’ l’asfissiante e pachidermica macchina tecnocratica statale, che pretende di penetrare in ogni ambito privato per ordinare e legiferare pure nelle pieghe personali dell’intimità, che ha trovato la propria convinta rappresentazione in Hegel, legittimandosi poi grazie alla Rivoluzione francese, quella “salvifica” esportata sulla punta delle baionette dal rentier Napoleone.

venerdì 5 agosto 2016

Proudhon, contro l’Unità d’Italia

Sembra che ci sia tutto un popolo che fornica con la retorica e con la gamba ferita del padre della patria Garibaldi, ma forse, prosciugate le  giaculatorie e deposte le fanfare, è forse giunto persino il momento di spogliarsi del mito, per indossare, seppur scanzonatamente, i panni di un cinismo meno vanitoso. Contro l’Unità d’Italia è un curioso libello scritto dall’anarchico francese Pierre-Joseph Proudhon nel 1862.

venerdì 13 maggio 2016

La libertà e lo stato di diritto in Max Stirner

Il filosofo tedesco Max Stirner non ciurla nel manico, non è tipo da andarci tanto alla leggera, la sua filosofia non è una filosofia per cuori deboli e accademici patinati, la sua è una “filosofia fatta con il martello”.
Per il suo pensiero, "la mia libertà finisce dove inizia la mia potenza”, ma tuttavia - dice il filosofo di Bayreuth - sarebbe stolto pensare che non esista alcuna potenza superiore alla propria. Cambia, semmai, l’atteggiamento che l’uomo contemporaneo ha assunto verso le nuove potenze. Le chiama, con una certa spocchia di benemerenza: disciplina, rettitudine, “stare al proprio posto”, meglio se a 90 gradi e con la vaselina a portata di mano.

martedì 12 maggio 2015

Il suddito e il contribuente

Sembra che lo Stato non miri più esclusivamente a creare cittadini sui quali poi avanzare le proprie pretese di Stato, nel tentativo di dare così un senso alla propria autorevolezza istituzionale e alla propria legittimità. Egli non intende più rinvigorire la sua autorità, anzi, quando può, d’accordo con la moda volgare dell’antipolitica incalzante, tende addirittura a screditarsi, rottamando la propria stessa liceità istituzionale.

giovedì 30 aprile 2015

Se lo fa lo Stato è un diritto


La Corte dei diritti umani europea, con un poco rassicurante ritardo, ha stabilito che il blitz delle “forze dell’ordine” alla scuola Diaz nel 2001 “deve essere qualificato come tortura”. L’Europa, seppur quella dei tecnocrati al di sopra di ogni vincolo popolare, condanna quindi l'Italia, ma non lo fa esclusivamente per quell’episodio specifico.

martedì 31 marzo 2015

L'assurdità del capitalismo: Ue, Cina, e aiuti di Stato

Un’assurdità dell’attuale sviluppo capitalistico sta in questo: esso si basa (vedi Europa) sulla sacralità della libera concorrenza: la competitività (è viceversa vietata, o quantomeno fortemente sconsigliata, la libera solidarietà, perché la buona legge del mercato dice che va bene la libertà ma solo se dà profitto, altrimenti è una cattiva libertà), in nome della quale si proibiscono gli aiuti di Stato, in modo che l’imprenditore capitalista si muova liberamente e virtuosamente con le sue benedette regole intrinseche (autoregolamentazione del mercato, liberismo, neoliberismo).

giovedì 12 marzo 2015

Moralisti a stelle e strisce

Spendere è molto più americano di pensare
Andy Warhol 

La morale a stelle e strisce pare rifarsi a rigidi schemi di comportamento. D’accordo col calvinismo da cui hanno sviluppato il loro inscalfibile imperio, sembrano aver conservato ancora oggi il loro fondamentalismo democratico.
Una democrazia talmente infallibile e sicura, quella statunitense, da mettere a fondamento dei diritti di ognuno il credo nell’autodifesa violenta (così è meglio che anche Dio ci pensi bene prima di cambiare eventualmente il proprio popolo prediletto. Chissà, è forse in questa corsa alle garanzie se, in tema di popolo prescelto, i puritani hanno ben pensato di ospitare la comunità ebraica più potente e numerosa).

domenica 30 novembre 2014

Sogno che lo Stato mi lasci, finalmente, solo

Lo Stato è il mezzo più necessario d’ogni altro per lo sviluppo totale dell’umanità (…) ma se vorremmo sviluppare noi stessi, non potrà esserci che di ostacolo.
M. Stirner


Lo Stato “moderno”, sia esso democratico, oligarchico, o ancora monarchico, presuppone che i suoi sudditi, o cittadini se si preferisce, gli siano comunque sottoposti. Allo Stato si deve incondizionata ubbidienza. Anche il “demos”, si dice infatti, lasciando cadere nell’oblio quegli individui da cui dovrebbe essere composto, deve democraticamente ubbidire a sé stesso, alla maggioranza.

mercoledì 5 novembre 2014

Lo sciopero a condizione variabile

Talvolta capita di riuscire a comprendere la totalità di un pensiero, intuendone magari il senso, anche dalla particolarità di un avvenimento specifico. E’ il caso, tra gli altri, del codice penale Zanardelli del 1889. E’ curiosa, in tal senso, l’interpretazione che ne è stata data a posteriori.

lunedì 21 luglio 2014

La crisi si aggrava: nuovo default all’orizzonte

I media sono bizzarri, almeno nel loro sacramentale compito di latori d’informazione. Possiamo scoprire così di sapere ogni cosa sugli ultimi selfie e spostamenti della Satta o della Canalis (che peraltro condividiamo ossessivamente, ché la mitizzazione del modello è direttamente proporzionale alla pochezza dell’idolatra. Sacra romana ecclesiae docet!).
Possiamo addirittura conoscere quante volte il Balotelli nazional-pop è andato di corpo, eppure i telegiornali più seguiti, magari proprio per non turbare il mondiale appena concluso, non hanno sentito alcun bisogno d’informarci che l’Argentina rischia in questi giorni un nuovo default tecnico, una nuova crisi finanziaria.
Ma si sa, è la democrazia bellezza applicata agli organi d’informazione: l’informazione moderna riempie ma non spiega, ché in democrazia tutto è equivalente, insapore (sapio = ho sapore = so).

venerdì 16 maggio 2014

Assolutismo di Stato e totalitarismo democratico


Si chiama Stato il più gelido di tutti i gelidi mostri. Esso è gelido anche quando mente; e questa menzogna gli striscia fuori di bocca: “Io, lo Stato, sono il popolo
F. W. Nietzsche

Almeno moralmente, la favola sulla nascita dello Stato di hobbesiana memoria, risulta verosimile. Che il bellum omnium contra omnes abbia spinto, per viltà, paura e necessità, i singoli ad unirsi in un corpus comune per pacificare gl’istinti volitivi, sembra qualcosa più di una remota supposizione etica. Ad ogni modo la nascita di uno Stato assoluto, quella che taluni vedono intrinseca alle Signorie italiane del XIV secolo, mentre altri invece rintracciano nell’assolutismo monarchico del XVI secolo, non pare oggi una tematica particolarmente sentita.

martedì 15 aprile 2014

La politica del marketing e il popolo che l’ha in-sediata


Come un’ossessione che torna a ricordarti la tua patologia, come un rigurgito che trasale di tanto in tanto, quando vieni colto dalla compulsiva noluntas di accendere il televisore per occultare l’autocoscienza, Berlusconi ritorna a far capolino tra le cronache del Belpaese.
Niente da fare per la sua pletora di legali. Il tentativo di bloccare il passaggio in giudicato della pena accessoria all’interdizione per due anni dai pubblici uffici, a causa della condanna nel processo Mediaset, non viene accolto dalla Cassazione.

venerdì 7 marzo 2014

Re-istituzioni


Novo paron, nova legge.

Il rispetto per le Istituzioni, tanto più in Italia, non ha senso alcuno. Si potrebbe anche concedere a questi novelli idola un qualche alito di deferenza, quella che si conviene alla paura di un’eventuale rivalsa sull’eversore inerme, ma niente più. In tal senso le parole dell’onorevole Boldrini sull’eversione grillina, prese esemplarmente come prototipo del defensor fidei istituzionale, chi le capisce?

mercoledì 12 febbraio 2014

Debito e ricchezza dell'Italia e della Germania


C’è chi vorrebbe sottoporre l’Italia alle stucchevoli tradizioni americaniote dell’inno a colazione e degli svolazzamenti di bandiere, altri ammirano invece l’unità di spirito del popolo francese, corroborata, dicono alcuni, anche dalle ambigue vicende della Rivoluzione (dimenticandosi la Bretagna, la Vandea e la Corsica) o il senso, quasi morale, dell’onestà e del doverismo teutonici.
In tal senso però, ha probabilmente ragione Philippe Daverio quando ammette che gl’italiani sono il popolo del melodramma. Surreali ed inverosimili come le pellicole di Fellini, ma al contempo così desiderosi di trovare una parte netta, una macchietta manichea su cui posare la propria sfuggevole contraddittorietà per darle infine un senso, o un nobile valore condiviso su cui far riposare la propria fisiologica individualità: quella tanto vituperata che ha però il merito di trascendere ogni qualsivoglia artificiale senso civico, per ricondurre ogni “buona socialità” alla propria coscienza (gli unici che travestono il roussoiano amor sui in amor proprio, mentre altri popoli preferiscono il contrario).

lunedì 27 gennaio 2014

Il potere Carlo Magno e lo “stato” di potere


Per lo stato è assolutamente necessario che nessuno abbia una volontà propria e, se qualcuno dimostra di averla, lo Stato deve escluderlo; se tutti dimostrassero di averla, essi abolirebbero lo Stato. (…) chi, per sussistere, deve contare sulla mancanza di volontà degli altri, è un prodotto mal fatto di questi altri.
M. Stirner

Lo Stato, come lascia sommariamente intravedere lo stesso termine, non è in fondo altro che l’ennesimo tentativo di rendere statico, fisso ed immutabile, ciò che appartiene invece ad una condizione di irriducibilità - in fieri-: la vita stessa nella sua selvaggia ed insopprimibile problematicità divenente di cui esso diventa così mortale nemico. L’asfissiante e pachidermica macchina tecnocratica statale, che pretende di entrare in ogni ambito privato per ordinare e legiferare pure nelle pieghe personali dell’intimità, quella che ha trovato la propria convinta rappresentazione in Hegel, legittimandosi poi grazie alla Rivoluzione francese, quella “salvifica” esportata sulla punta delle baionette dal rentier Napoleone.