In attesa di scovare il gene della competizione, dalle
parti di Albione non perdono tempo, e da bravi deterministi cercano di far
venire allo scoperto, attraverso il metodo del “trovatore newtoniano”, quel gene
utile al potenziamento della competizione sul posto di lavoro.
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martedì 11 aprile 2017
lunedì 2 gennaio 2017
Il lavoro latita, ha senso che si faccia ancora trovare?
Il
suono vibrante della campanella; i banchi minimalisti color verde marcio, tutti
uguali; la lavagna vuota, sporcata dei vortici lasciati dal gesso e la maestra
increspata di rughe, nella sua impostata uniforme di pessimo tweed.
Evidentemente, gl’illustri studiosi dell’eco non hanno mai frequentato
le sguarnite mura di una scuola media di provincia, per cui non hanno mai
potuto seguire le seducenti lectio
magistralis di geografia, ove quelle insegnanti canute spiegavano cos’erano i tre
settori in cui si compone ogni economia che si rispetti. Loro erano altrove,
forse già referenziati dall’onorifico titolo Hdemico, o magari solo distratti
dall’album stropicciato delle figurine Panini.
domenica 11 dicembre 2016
Amico: figlio di Poseidone e della ninfa Melia; costringeva al pugilato chiunque passasse per il suo paese. Gli uomini cambiarono l’accento e fecero di lui un benevolo legame sentimentale
Oggi, un amico piuttosto sensibile alla mia condizione patrimoniale, di
quelli che “bisogna fare girare
l’economia”, si è avvicinato circospetto, evidentemente imbarazzato, e ha
fatto ciò che ogni buon amico dovrebbe davvero fare. Preoccuparsi, mettere in guardia,
pro-porre consigli utili per il buon funzionamento della comunità collettiva.
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venerdì 18 novembre 2016
La squola che squadra fa scuadra
Ormai è stata ampiamente sdoganata anche
l’ultima improduttiva roccaforte degli acchiappanuvole col vizio dell’umanità. Lo dice Poletti, lo dicono il Miur e i maggiori esperti di
didattica, lo dice la politica all’unisono, lo desiderano le aziende e lo vogliono persino i più responsabili tra
i genitori e i più avveduti tra gli studenti.
lunedì 30 maggio 2016
I vate e i Tiresia dell’economia lo certificano: in Italia crescono gli inoccupati cronici
Se non si appartiene alla parrocchia di
quelli che “homo more datus demonstrata”, per fare il verso a Spinoza, ma si crede che il dato
tracci solo una tendenza, spesso nemmeno troppo verosimile rispetto
all’irriducibile realtà, si potrebbe persino ghignare delle ultime rilevazioni targate Eurostat.
L’Istituto
europeo di statistica ha infatti certificato che nell’ultimo trimestre del
2015, l’Italia è diventato il primo Paese dell’Eurozona come numero di
disoccupati che sono entrati nella totale inattività economica.
Gli addetti ai lavori li definiscono con la poco lusinghiera etichetta di “inattivi cronici”: il 36,5% del totale,
circa il doppio rispetto alla media europea che si attesta invece al 18,4%.
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mercoledì 18 maggio 2016
Starace e i megadirettori: creare malessere nei dipendenti che non vogliono cambiare...
L’amministratore
delegato di Enel, Francesco Starace, dopo la vittoria dell’astensionismo al "referendum sulle trivelle", può finalmente prendersi una meritata pausa e raccontarsi
agli studenti della Luiss (l'Università in cui dovrebbero formarsi le élites e i "liberi" manager conf-industriali di domani).
Per fortuna gli studenti della Liberà università internazionale degli studi Guido Carli sono abituati a certe confessioni e alle lectiones che declinano, vanitosamente, nella difesa valoriale di un capitalismo senza freni.
Non è chiaro, in tal senso, se sia la stessa Facoltà a promuovere l’allentamento dei freni inibitori, o se si scelga, molto più verosimilmente, i personaggi da invitare curricula alla mano.
Per fortuna gli studenti della Liberà università internazionale degli studi Guido Carli sono abituati a certe confessioni e alle lectiones che declinano, vanitosamente, nella difesa valoriale di un capitalismo senza freni.
Non è chiaro, in tal senso, se sia la stessa Facoltà a promuovere l’allentamento dei freni inibitori, o se si scelga, molto più verosimilmente, i personaggi da invitare curricula alla mano.
Di certo non si risparmiano, e dopo la lezione sulla demolizione di ogni cultura
improficua tenuta dal
Ministro Poletti (“prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un
fico secco, è meglio prendere 97 a 21 anni”), al soglio dell’Ateneo arriva anche il titolatissimo Francesco Starace.
martedì 10 maggio 2016
Gli sgravi fiscali, Pantalone e il jobs act
Che l’Italia non fosse
propriamente un paese per gente onesta
lo si era capito già da tempo, ma qui stiamo davvero rasentando la commedia
dell’arte. Circa 60 mila aziende hanno
approfittato degli sgravi contributivi previsti dal jobs act per assumere 100
mila lavoratori che non ne avevano il diritto (8 mila euro di sgravi fiscali
per ogni collaboratore assunto a tempo indeterminato, per un totale di 600 mila
euro “frodati”). Anche il lavoro si può finalmente creare a debito...
E’ il successo del jobs act targato Governo dem.
giovedì 28 aprile 2016
L’uomo è uno strumento, portatore di altri strumenti produttivi
Per competenza
e professionalità, oggi, s’intende soprattutto quella spersonalizzante
capacità di saper utilizzare “strumenti”
(organi alieni all’individuo che li
usa, ma che ne sostanziano tuttavia la dignità umana). Non contano più, quindi, le persone, bensì la mole di strumenti che quegli
stessi individui riescono ad utilizzare.
L’uomo macchina, ingranaggio del
sistema produttivo, al completamento della metamorfosi contemporanea, diventa
finalmente oggetto passivo, buco da colmare, kafkiano servo: l’uomo delle macchine, gracile automa,
mezzo utile al produttivo funzionamento di macchine che lo trascendono in
quanto umano.
giovedì 3 marzo 2016
Lavoro: una nuova etica è possibile?
In un frammento contenuto in Aurora,
Nietzsche allude ad un’utopica “classe impossibile”: “povero, lieto e indipendente! – queste cose insieme sono possibili;
povero, lieto e schiavo! – anche queste sono possibili”. Evidentemente
impressionato ed ispirato dall’ormai travolgente Rivoluzione Industriale, il
filosofo di Rӧcken, nella seconda parte del suo intercalare, si riferisce
proprio a quegli operai, formichine operose ridotte ad ingranaggi di una
macchina che li aliena e li sovrasta, “come accessori dell’umana inventiva tecnica”.
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lunedì 8 febbraio 2016
Il Pil cresce e la disoccupazione cala: le mezze palle del Governo e della scienza
Non c’è bisogno di essere un
pentastellato o un invidioso gufo per sbottare alle trionfalistiche
dichiarazioni del “giovine” Governo democratico. Se aveva ragione quel nobile
di Talleyrand, che del trasformismo fu primo esempio e maestro, quando diceva
che: “in fondo la politica non è altro
che un certo modo di agitare il popolo prima dell’uso”, allora sarà facile
comprendere che per indignarsi di fronte alle res gestae di un Governo non eletto basta semplicemente non volersi
fare prendere per il culo. E’ pur vero che, per parafrasare Weber, il politico
è un uomo che vive di parole. E’ un parlatore di professione, seppur scadente,
come richiedono i tempi moderni: oggi meglio twittare, concisamente e
chiaramente, tanto per non obbligare il consapevole cittadino medio a
dover pensare con la propria testa. E così, nella progressista democrazia del social-marketing e del “tanto per fare”, sembra si stia
addirittura approfittando della beata sonnolenza del popolo a colpi di tweet e
di Leopolde.
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giovedì 24 dicembre 2015
Il ministro Poletti non può parlare agli studenti
Poletti non ha studiato e ci tiene a
farlo sapere? Sembra persino vantarsene, anche se è una vanità spuntata, quella
dettata dal risentimento vendicativo di un uomo che, con tutta probabilità, continua
da una vita a subire torti da individui più scolarizzati, tali da
traumatizzarne la sensibilità. Il perito agrario, meglio agrimensore, Poletti,
durante un incontro cogli studenti della Luiss, ha suggerito di fare in fretta
a laurearsi: “per non dover competere con studenti che hanno sei anni in meno”.
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venerdì 11 dicembre 2015
Poletti, il riformista e il progresso a cottimo
Non c’è
dubbio. Le intuizioni di Poletti sono talmente avanti, progressiste, riformiste,
che in realtà vorrebbero riportarci nei brumosi slums della Londra di fine XVIII secolo. A tal punto che solo
Crozza potrebbe commentare le sue ultime sparate senza scadere nella volgarità. Il Ministro del Lavoro ex Presidente della Legacoop, di fronte a
una platea di studenti la cui ambizione, magari, non è esclusivamente quello di
diventare capitani d’industria senza scrupoli o servili ingranaggi di un
meccanismo che li sovrasta trascendendoli (erano, in realtà, gli aquilotti di Confindustria
marcati Luiss), ha detto che: “l’ora di lavoro è un attrezzo vecchio che non
permette l’innovazione”.
martedì 19 maggio 2015
La flessibilità del lavoro spiegata da Thomas More
“Il lavoro deve essere flessibile”.
Questo sembra essere diventato il nuovo mantra che viene recitato insieme dalle
nuove suorine progressiste di tutti gli schieramenti e da tutte le categorie
produttive. Nell’epoca post moderna anche il lavoro si fa finalmente, per usare
un’espressione cara a Bauman, “liquido”. Il posto fisso, la cui unica virtù era
legata quasi esclusivamente alla sicurezza del reddito fisso, non esiste più, e andrà sempre più scomparendo, checché ne dicano proprio quegli stregoni
che vorrebbero lucrare sulla crescente precarizzazione.
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martedì 21 aprile 2015
Nuove regole per andare in pensione: vivere male per morire peggio
L’età pensionabile, dopo l’ormai celebre
riforma Fornero, si alza di nuovo. Sale di poco, giusto 4 mesi, grazie
all’adeguamento dei requisiti previdenziali all’aspettativa media di vita
introdotto da una legge del 2010 che avrà cadenza triennale (Governo Berlusconi).
Nel buio periodo medievale, ovviamente, non c’erano assicurazioni, né tantomeno
quelle pensioni oggi tanto “care” alle sempre più smunte casse dell’INPS.
martedì 23 dicembre 2014
Corsopoli e modernità
Baudelaire, nei suoi visionari rigurgiti
decadenti, ne diede una sommaria spiegazione già a metà ottocento, ma non
pensava, probabilmente, che essa sarebbe poi divenuta lo scenario che avrebbe
caratterizzato, così radicalmente, anche le epoche successive. La modernità,
diceva, è il regno: del transitorio, del fuggitivo, del contingente”. Un
regno, quello moderno e post-moderno, che si è guadagnato il successo assoluto
proprio perché ha saputo incontrare e canalizzare gl’istinti più meschini
dell’essere umano. E’, insomma, il giusto scenario in cui riescono a
moltiplicarsi il capitalismo senza scrupoli, l’individualismo privo
d’individualità e il profitto dei “mezzi adeguati ai fini”, di cui si nutre la
nostra progredita società contemporanea.
lunedì 16 dicembre 2013
Il lavoratore modello è un “uomo senza qualità”
La
dignità del lavoratore è direttamente proporzionale al suo potere d’acquisto.
Del resto lo aveva anticipato, in
maniera magari più colorita, anche il philosophe
Celentano! Eppure questo nuovo stravagante mito, così lontano dall’immaginario
collettivo che ha segnato tutte le “epoche” che ci hanno anticipato – il lavoro
veniva disistimato perché considerato lo spazio dell’assoggettamento al bisogno
(motivo per cui il nobile non lavora) -, qualificando il “vissuto”, entra in
una sorta di schizofrenico cortocircuito proprio con quell’uomo che lo dovrebbe
realizzare.
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Proudhon, contro l’Unità d’ItaliaSembra che ci sia tutto un popolo che fornica con la retorica e con la gamba ferita del padre della patria Garibaldi , ma forse, prosciuga...
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