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Visualizzazione post con etichetta morale. Mostra tutti i post
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giovedì 1 settembre 2016

Le spiagge dei nani accomandati

Non c’è bisogno di scomodare le categorie della ragion pratica kantiana, per tentare di biascicare qualche sedicente fenomeno estetico canottierato.
Anche quest’anno, puntuale come le code ferragostane, gli spiaggiati e i mondofili infraditati delle apericene, hanno consacrato il loro inno trionfale. Si scrive trionfale ma si legge automatizzato sfregolamento da tonnara, eccitata sardineria salmastra, sculettamento di cellule, celluloide, cellulitico, pappa uniforme, la giusta colonna sonora per le spensierate serate estive dei laboratores in cerca di facili distrazioni.

martedì 17 maggio 2016

Orwell, il grande fratello e l'uomo fotomodello

“Ciò che le masse pensano o non pensano incontra la massima indifferenza. A loro può essere garantita la libertà intellettuale proprio perché non hanno intelletto”
G. Orwell

L’uomo contemporaneo, stemperato dalla liquidità insapore del postmoderno, sembra vivere una cosmica solitudine senza fine. Come l'individuo massificato dei tableaux parisiens che "non sa popolare la propria solitudine e non sa di essere solo nemmeno in mezzo alla folla", anche l'essere spettrale delle brume e delle caligini coeve non riesce a ritagliarsi uno spazio in cui alleggerirsi della propria fisiologica solitudine.

lunedì 4 aprile 2016

Le metropoli e la vita dello spirito: da Simmel ai centri commerciali

La modernità è l’epoca in cui il mutamento si fa norma e tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria.
G. Simmel

La metropoli non è una dimensione abitativa spersonalizzante, né una gelida città senza confini. La metropoli è piuttosto uno stato metafisico che ha assorbito lo spirito dell’uomo sino a renderlo apolide: senza una patria esistenziale a cui riferirsi come abitante, è ridotto a confondersi anonimamente nella vastità silenziosa di una sterminata folla di uomini e di prodotti.   
Un po’come L’uomo della folla narrato da Poe aspira a tutti i germi e ad ogni effluvio della vita per curiosità, oggi persino quel desiderio di cosmopolitismo viene a mancare, stritolato da una velocità che non permette nemmeno più di contemplare l’informe folla spersonalizzata dalla vetrina di un café parigino.

giovedì 3 marzo 2016

Lavoro: una nuova etica è possibile?

In un frammento contenuto in Aurora, Nietzsche allude ad un’utopica “classe impossibile”: “povero, lieto e indipendente! – queste cose insieme sono possibili; povero, lieto e schiavo! – anche queste sono possibili”. Evidentemente impressionato ed ispirato dall’ormai travolgente Rivoluzione Industriale, il filosofo di Rӧcken, nella seconda parte del suo intercalare, si riferisce proprio a quegli operai, formichine operose ridotte ad ingranaggi di una macchina che li aliena e li sovrasta, “come accessori dell’umana inventiva tecnica”.

mercoledì 10 febbraio 2016

Bourget e decadenza: come capire la filosofia della crisi

Chi non vede più connessioni, più alcuna traccia di un sistema, può ancora procedere solo per episodi
G. Benn

Paul Bourget, sul finire del XIX secolo, descrisse la transizione “stilistica” che dal tardo romanticismo francese alla modernità ha interessato il progresso del “genere letterario”, e vide in quelle tendenze che vanno via via plasmando la letteratura decadentista (quelle di cui Nietzsche ebbe a dire: “stili della decadenza: la frase singola diventa sovrana, la subordinazione e coordinazione diventa causale. Bourget”), il riflesso delle trasformazioni che stanno riguardando l’intero corpus della società.

martedì 2 febbraio 2016

Il razzismo dall'ancien règime ad oggi

Il viaggiare per profitto viene incoraggiato; il viaggiare per sopravvivenza viene condannato
Z. Bauman

Il razzismo è diventato un argomento particolarmente spigoloso. Spesso utilizzato da chi si sente in dovere di risolvere concretamente ogni potenziale problema vomitando la bile accumulata per sollevarsi così dalle proprie frustrazioni quotidiane, o da chi sognava di condurre una ruspa da piccolo, esso sta sostituendo il calciomercato quale argomento principe nei bucolici bar sport di provincia (nei migliori si riesce a fondere persino gli argomenti… Obadì, Obadà ed il Presidente di Federcalcio si fa!). Benché se ne parli in ogni talk show, sembra che l’argomento sia diventato paradossalmente un tabù. Non se ne può parlare e tuttavia se ne parla ovunque, basta che lo si faccia però in maniera manichea, eterodiretta, da tifosi militanti.

venerdì 14 agosto 2015

Nietzsche, nichilismo e trottole

Era il 1876, quando Nietzsche annunciava senza troppi fronzoli ne La gaia scienza la “morte di Dio”. Da quel lontano XIX secolo non ci siamo accontentati di ammazzare esclusivamente la sfera metafisica, ci siamo fatti prendere la mano freddando via via, “progressivamente”, anche ogni valore condiviso, sia morale che culturale. E’ vero, l’idea di Nietzsche e del suo nichilismo attivo, l’atteggiamento nato da quella terribile e disillusoria “verità” ("tutto è caos"), era lungi dall’essere una sbadata dichiarazione di disimpegno, un facile ”affrancamento” da quei vincoli che fungevano da cardini esistenziali, rassicuranti “stelle polari” a cui volgere lo sguardo per trovare un fine e un senso all’esistenza: era al contrario un’amara presa di coscienza, una volitiva accettazione delle “regole del gioco”, un sì alla vita incondizionato, l’opportunità di sostituire quegli dei ormai logori e mortificanti con sé stessi, senza tuttavia mai liberarsi della vita: “se non facciamo della morte di Dio una grande rinuncia e una perpetua vittoria su noi stessi, dovremo pagare questa perdita”.

venerdì 3 luglio 2015

Dal posto al sole al posto in fabbrica


Gli immigrati fanno concorrenza sleale ai lavoratori italiani. O meglio, gl’illuminati imprenditori che li assoldano per due euro all’ora si mettono finalmente al passo con la competizione globale che paga con un pugno di riso la forza lavoro. E il “lavoratore modello” si strugge. Se da una parte non accetterebbe mai, a certe latitudini e almeno per ora, un impiego retribuito pochi spicci all’ora, dall’altra sembra preoccuparsi perché quei lavoratori potrebbero rischiare di togliergli il lavoro. Questo, forse, il suo pensiero votato all'indipendenza: "sfrutta me e non prendere un "baluba" qualsiasi venuto da chissà dove". Ma in fondo non è colpa degli immigrati se la loro condizione di bisogno finirebbe per stuzzicare i desideri di qualche imprenditore che magari accetterebbe volentieri di sottopagare la manodopera pur di stare sul mercato e continuare così a lucrare il lucrabile.

mercoledì 3 giugno 2015

Perché il risparmio castra il lavoro? Rompicapi borghesi...

L’etica borghese del risparmio si sta piano piano sgretolando, svuotatasi delle proprie solenni significazioni è finita per trasvalutarsi sempre più in un disvalore da avversare.
A dirla tutta, come peraltro spesso accade nelle cose che attengono alla morale, essa muta di segno perché non è più tale da servire l’uomo e, perdendo quindi la propria utilità, si è trasformata in una zavorra da cui velocemente liberarsi, insostenibile peso per quel “virtuoso” meccanismo di crescita a cui l’uomo ha voluto placidamente assoggettarsi: la “saggezza economica”.

venerdì 27 marzo 2015

Divagazioni su Nietzsche e "idee moderne": la morale degli schiavi

La morale degli schiavi

Il resto è semplicemente l’umanità. - Si deve essere superiori all’umanità per forza, per altezza d’animo – per disprezzo…
F. W. Nietzsche

La democrazia, dimenticando per un attimo il malinteso storico di Pericle, fiorisce sulle sponde delle colonie americane a cavallo tra XVII e XVIII secolo. Alexis de Tocqueville ne descrive scrupolosamente il carattere originario: “la pigrizia e l’ubriachezza vi sono severamente punite (…) proibisce l’uso del tabacco (…) costringe ad assistere al servizio divino (…) la frusta punisce la menzogna quando può nuocere (…) nel 1649 si formò a Boston una associazione solenne avente per scopo di prevenire il lusso mondano dei capelli lunghi”. 

Si sa, il proibizionismo è sempre piaciuto a chi vuole sorvegliare e punire una libertà da cui si sente minacciato, specie a quelle latitudini, ad ogni modo, pare che l’animo tirannico dei travagliati inizi dell’epopea democratica abbia persino superato le fantasie e le perversioni di qualche signorotto feudale europeo. A noi però non interessa l’aspetto meramente politico ed istituzionale, bensì quella sfera più sottile ed altrettanto indecifrabile che pertiene forse esclusivamente ad una sensazione. Morale e filosofica, direbbe forse, non a torto, qualcuno. “Democratico”, in tal senso, è quindi solo l'ennesimo aggettivo che qualifica la possibilità di un’opportunità, quel bisogno che spinge l’uomo ad avvicinarsi al proprio prossimo per occultare nella “comunità” i demoni della propria “singolarità”, quello che Nietzsche chiama “ironicamente”: ”immeschinimento dell’uomo, un suo mediocrizzarsi e invilirsi”.

martedì 10 marzo 2015

Calvino globale: la “testa rotonda” del numero uno

La tendenza generale del mondo è quella di fare della mediocrità la potenza dominante.
J. S. Mill

Gli Stati Uniti sono un paese bizzarro, talmente strampalato che qualsiasi tentativo d’interpretarne l’indole profonda potrebbe persino risultare stucchevole. Nascono grazie all’eterogenea e costante immigrazione europea, quella fatta da uomini che spesso in Europa non trovavano più spazio per esercitare la propria ambigua idea di “libertà”: puritani, evangelisti, presbiteriani, quaccheri, mormoni, battisti e calvinisti. Questi nuovi pylgrim, costretti a fuggire dalle terre natie proprio in virtù di quell’incompatibilità d’ideali e pratiche, perlopiù religiose, portarono sulla nuova Terra Promessa anzitutto la devozione a quei comandamenti morali. Gli stessi cardini etici che fecero nascere e poi sviluppare l’“autentica” e “sacra” idea di libertà che ha fondato, almeno nei presupposti, l’odierna american way of life, quella che vuole altruisticamente fare proseliti, evangelizzare, anche attraverso l’uso “giustificato” della forza militare.

venerdì 2 gennaio 2015

Deduzione e induzione nella scienza medica: vaccinazioni e Fluad

Come ogni anno, da qualche tempo a questa parte, scoppia puntualmente il caso sulle vaccinazioni antinfluenzali. Questa volta sono due le tipologie di vaccini, il Fluad e l’Agrippal della Novartis, sospettati di aver provocato la morte di circa una ventina di persone (perlopiù anziani). Per fortuna, la nota tempestività con cui la medicina si serve della cura dei suoi pazienti, ha escluso la colpevolezza di quei prodotti, troppo frettolosamente incriminati per i decessi (o forse solo per compiacere gli enormi interessi delle lobby farmaceutiche, perché in fondo, per dirla con Franklin: “il tempo è denaro”).

martedì 21 ottobre 2014

La morale del guazzabuglio plebeo

La vita è una sorgente di piacere; ma dove si abbevera anche la plebaglia, là tutte le fonti sono avvelenate. 
F.W. Nietzsche

A fronte di una crescente uguaglianza e sicurezza, la società contemporanea chiede in cambio il sacrificio di ogni fisiologico principio individuale, sino all’erosione della stessa identità singolare. Sapere chi sei, senza aver bisogno di conoscerlo dal placet dell’opinione “sociale” (secondo il rentier Schopenhauer infatti: “ciò che conta è quello che gli altri pensano di noi”), non è esclusivamente una semplice questione filosofica, buona per qualche poco pratico acchiappanuvole.

martedì 30 settembre 2014

La società individualista e il team working

Il progresso della collettività è in definitiva un regresso per il singolo.
R. Musil


Chi non riesce a trasmettere un senso “proprio” a ciò che fa non desidera altro che trovare una giustificazione che appaghi questa sua insensatezza. E la trova spesso, senza fare nemmeno lo sforzo di cercarla, nelle illusioni collettive. Le sole che gli permettano di obliare nella chiassosa comunità di “noi” il vuoto determinato dall’”io” mancante (parimenti a quel che avviene razionalmente per il punto nella geometria: egli è l’ente geometrico più elementare, costituente ogni altro ente esteso, superiore, spazio privo di estensione. Solo dall’addizione con altri punti adiacenti può quindi darsi una forma consistente, sorreggendosi ad altri non esseri suoi pari. La somma d’infiniti individui zero costituisce quest’uomo inconsistente. Egli riesce ad essere, ad avere una forma, solo quando è in gruppo).

martedì 26 agosto 2014

L’intolleranza degli uguali

La tolleranza del pensiero positivo è tolleranza imposta
H. Marcuse

Pur di non accettare ciò che ognuno intimamente è, siamo disposti a berci tutto quello che sembra allontanarci da noi stessi. E’ il frutto avvelenato di ogni societas “progredita”: il “de-vertimento” pascaliano ha ormai assunto forme ed automatismi insperati persino per l’originale, tant’è che, potremmo forse azzardare, esso è probabilmente oggi il principio da cui si dipana ogni libertà convenuta, quella che non implica mai un impegno “in prima persona”.

giovedì 31 luglio 2014

Divagazioni su Nietzsche e "idee moderne": la logica

La logica


Ci sono menti schematiche, menti che ritengono più vero un complesso di pensieri, quando lo si può fare aderire a schemi o tavole di  categorie precedentemente tracciati (…) Ma il pregiudizio fondamentale è che l’ordine, la perspicuità, la sistematicità debbano inerire al vero essere delle cose, mentre il disordine, il caos, l’insondabilità deriverebbero solo da un mondo falso o incompletamente conosciuto.
F. W. Nietzsche

La logica, o il “ben dedurre” se si preferisce, sono gli scontati strumenti attraverso cui l’uomo, assoggettando l’esistente, ha conosciuto una progressiva liberazione dallo stato d’indigenza, materiale ed anche intellettivo, che lo ha accompagnato durante tutto l’ancien régime. La sua “potenza”, beninteso, una “potenza” che l’uomo stesso, interessatamente, ha voluto porre in tale procedimento intellettivo, risiede paradossalmente nella “superstizione” che attraverso il “metodo logico-razionale” si possa giungere ad una qualche assoluta finalità, ove ogni “fine” manifesta anzitutto un bisogno esistenziale che voleva essere colto: ancora una volta la volontà d’autoillusione nichilista che, presupponendo una “verità ultima”, pregiudica ogni “mezzo” per poter strumentalmente dare una “risposta” all’apparente precarietà della vita. Alla propria miseria esistenziale.  

mercoledì 23 luglio 2014

Divagazioni su Nietzsche e “idee moderne”: un'introduzione

Un’introduzione

Ma solo l’uomo è a sé pesante da portare! E ciò perché trascina sulle spalle troppe cose estranee. Come il cammello, si inginocchia e si lascia ben caricare.
F. W. Nietzsche

Qualche volontà poco pugnace storcerà probabilmente il naso. Per costoro, d'altronde, la polemica sembra essere “buona” solo se è costruttiva. In realtà, come Eraclito sapeva più di un paio di millenni fa, essa è del tutto neutra. Il polemos infatti, a prescindere da qualsiasi necessità che voglia trovare dietro ad ogni parvenza un valore para-morale solo per trascendersi in umanità, è semplicemente “il padre di tutte le cose”, una sorta di àpeiron anassimadreo, un indefinito da cui tutto nasce.

venerdì 16 maggio 2014

Razze, razzismo e differenze



La prefazione de L’anticristo nietzscheano, di fronte all’umanizzazione part-time, facilona, costretta, buona se conviene, portata in trionfo dalla risma d'entusiasti “bananicoli”, pare persino indulgente. Beninteso, qui non si tratta di giustificare l’ingiustificabile, né tantomeno di schierarsi, quantunque allusivamente, a favore delle becere espressioni razziste che qualificano le persone in un conato di stupida appartenenza. Qualche merito, sia pur per difetto e talvolta distorto, ce l’ha pure il culto della ragione.

martedì 18 marzo 2014

Un’eu-demonia moderna


Non vi auguro troppa felicità, vi verrebbe a noia.
F. Dostoevskij

La modernità sopravvive a sé stessa perché bara al gioco di cui ha peraltro sancito le regole. Essa ha bisogno di formalizzare in una regola ogni cosa che sfugge ancora al suo controllo (la previsione ne è l'ultima pretesa metodologica), intangibile e singolare, ché tutto ciò che è passibile di misurazione può essere infatti conosciuto e pertanto sottoposto a leggi e schemi razionali. La ricetta per ogni controllo della paura non è forse quella di illuminare l’ignoto per poterlo porre sotto il nostro occhio vigile - lo sguardo galileiano dell’”es-perimento” -?

venerdì 7 marzo 2014

Re-istituzioni


Novo paron, nova legge.

Il rispetto per le Istituzioni, tanto più in Italia, non ha senso alcuno. Si potrebbe anche concedere a questi novelli idola un qualche alito di deferenza, quella che si conviene alla paura di un’eventuale rivalsa sull’eversore inerme, ma niente più. In tal senso le parole dell’onorevole Boldrini sull’eversione grillina, prese esemplarmente come prototipo del defensor fidei istituzionale, chi le capisce?