Il
progresso della collettività è in definitiva un regresso per il singolo.
R. Musil
R. Musil
Chi non riesce a
trasmettere un senso “proprio” a ciò che fa non desidera altro che trovare una giustificazione
che appaghi questa sua insensatezza. E la trova spesso, senza fare nemmeno lo
sforzo di cercarla, nelle illusioni collettive. Le sole che gli permettano di
obliare nella chiassosa comunità di “noi” il vuoto determinato dall’”io”
mancante (parimenti a quel che avviene razionalmente per il punto nella
geometria: egli è l’ente geometrico più elementare, costituente ogni altro ente
esteso, superiore, spazio privo di estensione. Solo dall’addizione con altri punti
adiacenti può quindi darsi una forma consistente, sorreggendosi ad altri non
esseri suoi pari. La somma d’infiniti individui zero costituisce quest’uomo
inconsistente. Egli riesce ad essere, ad avere una forma, solo quando è in
gruppo).