Ci sono cose, concetti, specie se
profondi, morali, filosofici a modo
loro, che non si possono spiegare a parole. L’amor fati di Nietzsche è
una di queste laviche ed ondivaghe sensazioni, esclusivamente umane, che
non si possono decifrare – alla faccia degli psicanalisti con-prendoni! –
attraverso strumenti disumanizzanti quali l’analisi, ovvero la scomposizione
dell’intero in-dividuum in sezioni di
sé riducibili a protocolli e a schemi ideati da qualche etnologo bontempone, né
tantomeno attraverso l’oggettiva speculazione razionale. L’amor
fati è piuttosto un gusto, sottilissimo e spesso inafferrabile.
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venerdì 6 maggio 2016
venerdì 27 marzo 2015
Divagazioni su Nietzsche e "idee moderne": la morale degli schiavi
La morale degli schiavi
Il resto è semplicemente l’umanità. - Si deve essere superiori all’umanità per forza, per altezza d’animo – per disprezzo…
F. W. Nietzsche
Si sa, il proibizionismo è sempre piaciuto a chi vuole sorvegliare e punire una libertà da cui si sente minacciato, specie a quelle latitudini, ad ogni modo, pare che l’animo tirannico dei travagliati inizi dell’epopea democratica abbia persino superato le fantasie e le perversioni di qualche signorotto feudale europeo. A noi però non interessa l’aspetto meramente politico ed istituzionale, bensì quella sfera più sottile ed altrettanto indecifrabile che pertiene forse esclusivamente ad una sensazione. Morale e filosofica, direbbe forse, non a torto, qualcuno. “Democratico”, in tal senso, è quindi solo l'ennesimo aggettivo che qualifica la possibilità di un’opportunità, quel bisogno che spinge l’uomo ad avvicinarsi al proprio prossimo per occultare nella “comunità” i demoni della propria “singolarità”, quello che Nietzsche chiama “ironicamente”: ”immeschinimento dell’uomo, un suo mediocrizzarsi e invilirsi”.
Il resto è semplicemente l’umanità. - Si deve essere superiori all’umanità per forza, per altezza d’animo – per disprezzo…
F. W. Nietzsche
La democrazia, dimenticando per un attimo il
malinteso storico di Pericle, fiorisce sulle sponde delle colonie americane a cavallo
tra XVII e XVIII secolo. Alexis de Tocqueville ne descrive scrupolosamente il
carattere originario: “la pigrizia e
l’ubriachezza vi sono severamente punite (…) proibisce l’uso del tabacco (…)
costringe ad assistere al servizio divino (…) la frusta punisce la menzogna
quando può nuocere (…) nel 1649 si formò a Boston una associazione solenne
avente per scopo di prevenire il lusso mondano dei capelli lunghi”.
Si sa, il proibizionismo è sempre piaciuto a chi vuole sorvegliare e punire una libertà da cui si sente minacciato, specie a quelle latitudini, ad ogni modo, pare che l’animo tirannico dei travagliati inizi dell’epopea democratica abbia persino superato le fantasie e le perversioni di qualche signorotto feudale europeo. A noi però non interessa l’aspetto meramente politico ed istituzionale, bensì quella sfera più sottile ed altrettanto indecifrabile che pertiene forse esclusivamente ad una sensazione. Morale e filosofica, direbbe forse, non a torto, qualcuno. “Democratico”, in tal senso, è quindi solo l'ennesimo aggettivo che qualifica la possibilità di un’opportunità, quel bisogno che spinge l’uomo ad avvicinarsi al proprio prossimo per occultare nella “comunità” i demoni della propria “singolarità”, quello che Nietzsche chiama “ironicamente”: ”immeschinimento dell’uomo, un suo mediocrizzarsi e invilirsi”.
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