Era il 1876, quando Nietzsche annunciava
senza troppi fronzoli ne La gaia scienza
la “morte di Dio”. Da quel lontano
XIX secolo non ci siamo accontentati di ammazzare esclusivamente la sfera
metafisica, ci siamo fatti prendere la mano freddando via via, “progressivamente”,
anche ogni valore condiviso, sia morale che culturale. E’ vero, l’idea di
Nietzsche e del suo nichilismo attivo,
l’atteggiamento nato da quella terribile e disillusoria “verità” ("tutto è caos"), era lungi
dall’essere una sbadata dichiarazione di disimpegno, un facile ”affrancamento”
da quei vincoli che fungevano da cardini esistenziali, rassicuranti “stelle
polari” a cui volgere lo sguardo per trovare un fine e un senso all’esistenza:
era al contrario un’amara presa di coscienza, una volitiva accettazione delle
“regole del gioco”, un sì alla vita
incondizionato, l’opportunità di sostituire quegli dei ormai logori e
mortificanti con sé stessi, senza tuttavia mai liberarsi della vita: “se non facciamo della morte di Dio una
grande rinuncia e una perpetua vittoria su noi stessi, dovremo pagare questa
perdita”.
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venerdì 14 agosto 2015
domenica 21 dicembre 2014
L'eroina Cristoforetti e il senso del pudore
Un uomo senza qualità è fatto di
qualità senza l'uomo.
R. Musil
R. Musil
L’entusiasmo non è un argomento, né un
contenuto, soprattutto se finisce per colmare lacune per cui non si è
voluto, attivamente, fare niente. Poco prima delle 4, dopo circa sei ore di
viaggio, la Soyuz con a bordo Samantha Cristoforetti, pilota dell’aeronautica
militare e astronauta italiana dell’Agenzia spaziale europea (Esa), seguita dai
due colleghi, il russo Anton Shkaplerov e l’americano Terry W. Virts, sale a
bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
giovedì 14 novembre 2013
Logotomia, ovvero Homo more mercatus demonstrata
La società vive solo di illusioni.
P. Valéry
P. Valéry
Il
mercato sembra essere diventato oggi l’unico indiscutibile ed irrefutabile
termometro dell’umanità. Trascinato dall’insistente intercalare dell’uomo suo
distratto e grossolano artefice, ha finito poi per fondersi indissolubilmente
con esso, mortalmente legatisi in un abbraccio ove ormai è indistinguibile
l’artefice dall’artificio.
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