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lunedì 11 settembre 2017

Le globalle

Tempora mutantur! E se durante il G8 di Genova entrare dal panettiere ed essere chiamati “no global” corrispondeva alla massima onta che si poteva umanamente subire, oggi, a qualche anno di distanza, sembrano essere diventati tutti antiglobalisti. Il solito salto della quaglia fatto dalle pecorelle affaticate dal pensiero...

lunedì 2 gennaio 2017

Il lavoro latita, ha senso che si faccia ancora trovare?

Il suono vibrante della campanella; i banchi minimalisti color verde marcio, tutti uguali; la lavagna vuota, sporcata dei vortici lasciati dal gesso e la maestra increspata di rughe, nella sua impostata uniforme di pessimo tweed. Evidentemente, gl’illustri studiosi dell’eco non hanno mai frequentato le sguarnite mura di una scuola media di provincia, per cui non hanno mai potuto seguire le seducenti lectio magistralis di geografia, ove quelle insegnanti canute spiegavano cos’erano i tre settori in cui si compone ogni economia che si rispetti. Loro erano altrove, forse già referenziati dall’onorifico titolo Hdemico, o magari solo distratti dall’album stropicciato delle figurine Panini.

martedì 10 maggio 2016

Gli sgravi fiscali, Pantalone e il jobs act

Che l’Italia non fosse propriamente un paese per gente onesta lo si era capito già da tempo, ma qui stiamo davvero rasentando la commedia dell’arte. Circa 60 mila aziende hanno approfittato degli sgravi contributivi previsti dal jobs act per assumere 100 mila lavoratori che non ne avevano il diritto (8 mila euro di sgravi fiscali per ogni collaboratore assunto a tempo indeterminato, per un totale di 600 mila euro “frodati”). Anche il lavoro si può finalmente creare a debito...
E’ il successo del jobs act targato Governo dem.

giovedì 28 aprile 2016

L’uomo è uno strumento, portatore di altri strumenti produttivi

Per competenza e professionalità, oggi, s’intende soprattutto quella spersonalizzante capacità di saper utilizzare “strumenti” (organi alieni all’individuo che li usa, ma che ne sostanziano tuttavia la dignità umana). Non contano più, quindi, le persone, bensì la mole di strumenti che quegli stessi individui riescono ad utilizzare.
L’uomo macchina, ingranaggio del sistema produttivo, al completamento della metamorfosi contemporanea, diventa finalmente oggetto passivo, buco da colmare, kafkiano servo: l’uomo delle macchine, gracile automa, mezzo utile al produttivo funzionamento di macchine che lo trascendono in quanto umano.

lunedì 18 aprile 2016

Globalizzazione e immigrazione

Il mondo sembra essere in preda ad una nevrosi collettiva. Dai tecnocrati dietro le quinte che tutto governano, fino ai più modesti bar di provincia, pare che gli uomini abbiano totalmente perso la bussola. In questa dimensione parallela in cui il caos si riprende la giusta rivincita sulla logica deterministica, gl’individui, schizofrenici simulacri in balia degli eventi, non sanno più nemmeno mettere d’accordo loro stessi quando vengono chiamati a dare un giudizio sul rapporto che mantengono col mondo.
E così, superficialmente, posti di fronte al più grande cambiamento degli ultimi decenni, non riescono neanche a capire se la globalizzazione sia effettivamente un bene, come le suorine liberiste hanno sempre spiegato loro, o se sia invece una piaga biblica.

giovedì 17 marzo 2016

La Tim vuole liberarti dalla libertà

C’era da giurarci. Ormai, lasciata definitivamente ogni velleità di comunicare, incapaci di soffermarci su tutto ciò che non transita, velocissimo, sotto ai nostro occhi disabituati alla comprensione, non capiamo più neppure gli spot che di quel genere di comunicazione sono la punta di lancia. In fondo McLuhan, nella sua fredda analisi, ci aveva visto probabilmente lungo: "le società sono sempre state modellate più dal tipo dei media con cui gli uomini comunicano che dal contenuto della comunicazione".

lunedì 7 marzo 2016

I "draghi" sputafuoco della Bce

Se ne avranno probabilmente a male tutti i dogmatici liberisti acritici e gli studenti che affollano le università di eco-nomia per trovare una collocazione professionale, ma il determinismo che dovrebbe guidare la prevedibile (e perciò anche esatta!) scienza economica, non esiste. Credere ancora che l’economia risponda a leggi immutabili, statiche, benché indirizzate da un numero sempre crescente di variabili, insomma, da una logica irreprensibile di causa-effetto, non ha più alcun senso. In fondo l’ha velatamente affermato anche il governatore della BCE  Draghi durante una “lecture” alla Bundesbank di Francoforte: c’è una “cospirazione” delle “forze dell’economia globali” per tenere bassa l’inflazione.

giovedì 25 febbraio 2016

Testa di chicco

Viviamo ormai in un mondo alla rovescia, ribaltato, irrazionale perché ormai eretto sulla totale mancanza di buon senso logico, e in questo caso anche civico. Dal primo gennaio 2016 è entrata in vigore la nuova tariffa della bolletta elettrica per i clienti domestici proposta dall’Autorità per l’Energia che, di fatto, supera il sistema vigente concepito 40 anni fa basato sulla progressività. Esulta l’ex giovane comunista, ex presidente di Legambiente, ex dirigente Enel, ed ora presidente di Assoelettrica, Chicco Testa (nomen omen?).

mercoledì 24 febbraio 2016

L'Europa è un'accozzaglia di mercati instabili

La legge di stabilità del Governo italiano è passata in maniera “condizionata” l’esame della “rigorosa” Commissione Europea. L’ok definitivo alle leggi di bilancio 2016 di Italia, Spagna, Austria e Lituania, viene così rimandato alla prossima primavera: come per uno studente poco ligio ai propri doveri, l’ammissibilità alla flessibilità richiesta dall’Italia su investimenti e riforme viene rimandata di qualche mese perché i professori dell’Ue vogliono vederci chiaro sulle potenzialità dell’esaminato.
Da Bruxelles arriva quindi una promozione parziale, perché da quelle parti credono che l’Italia rischi pericolosamente di non rispettare il tetto di deficit previsto, con la conseguente incognita di non raggiungere l’autentico valore morale che presuppone l’Europa unita: il “pareggio di bilancio” (ormai si sa, per apostrofarla con de Benoist “l'Europa e la politica ancelle della finanza”).

lunedì 8 febbraio 2016

Il Pil cresce e la disoccupazione cala: le mezze palle del Governo e della scienza

Non c’è bisogno di essere un pentastellato o un invidioso gufo per sbottare alle trionfalistiche dichiarazioni del “giovine” Governo democratico. Se aveva ragione quel nobile di Talleyrand, che del trasformismo fu primo esempio e maestro, quando diceva che: “in fondo la politica non è altro che un certo modo di agitare il popolo prima dell’uso”, allora sarà facile comprendere che per indignarsi di fronte alle res gestae di un Governo non eletto basta semplicemente non volersi fare prendere per il culo. E’ pur vero che, per parafrasare Weber, il politico è un uomo che vive di parole. E’ un parlatore di professione, seppur scadente, come richiedono i tempi moderni: oggi meglio twittare, concisamente e chiaramente, tanto per non obbligare il consapevole cittadino medio a dover pensare con la propria testa. E così, nella progressista democrazia del social-marketing e del “tanto per fare”, sembra si stia addirittura approfittando della beata sonnolenza del popolo a colpi di tweet e di Leopolde.

giovedì 21 gennaio 2016

L'aumento dell'Iva e il consumo consapevole


L’aumento dell’Iva, ovvero la tassa sui consumi, sarebbe la via maestra per ostacolare consumi smodati. Ma ovviamente tra chi governa non se ne sente alcuna necessità, figuriamoci tra i “consumatori” che scaricano i propri stress quotidiani nello shopping compulsivo, meglio se tra la folla disumanata di qualche centro commerciale.
La sola minaccia di rialzo è vista anzi come una bestemmia inaudibile, dacché oggi il mercato e la produzione si basano primariamente sulla capacità di consumare, di farci intestini digerenti pronti a spurgare ogni nuovo bisogno surrettizio d’”innovazione” (la monolitica legge di Say dice infatti che è la domanda a creare l’offerta e non viceversa! Della serie: non compro ciò che mi serve per vivere, ma ciò che il mercato mi suggerisce di consumare!).

mercoledì 3 giugno 2015

Perché il risparmio castra il lavoro? Rompicapi borghesi...

L’etica borghese del risparmio si sta piano piano sgretolando, svuotatasi delle proprie solenni significazioni è finita per trasvalutarsi sempre più in un disvalore da avversare.
A dirla tutta, come peraltro spesso accade nelle cose che attengono alla morale, essa muta di segno perché non è più tale da servire l’uomo e, perdendo quindi la propria utilità, si è trasformata in una zavorra da cui velocemente liberarsi, insostenibile peso per quel “virtuoso” meccanismo di crescita a cui l’uomo ha voluto placidamente assoggettarsi: la “saggezza economica”.

martedì 21 aprile 2015

Nuove regole per andare in pensione: vivere male per morire peggio

L’età pensionabile, dopo l’ormai celebre riforma Fornero, si alza di nuovo. Sale di poco, giusto 4 mesi, grazie all’adeguamento dei requisiti previdenziali all’aspettativa media di vita introdotto da una legge del 2010 che avrà cadenza triennale (Governo Berlusconi). Nel buio periodo medievale, ovviamente, non c’erano assicurazioni, né tantomeno quelle pensioni oggi tanto “care” alle sempre più smunte casse dell’INPS.

martedì 31 marzo 2015

L'assurdità del capitalismo: Ue, Cina, e aiuti di Stato

Un’assurdità dell’attuale sviluppo capitalistico sta in questo: esso si basa (vedi Europa) sulla sacralità della libera concorrenza: la competitività (è viceversa vietata, o quantomeno fortemente sconsigliata, la libera solidarietà, perché la buona legge del mercato dice che va bene la libertà ma solo se dà profitto, altrimenti è una cattiva libertà), in nome della quale si proibiscono gli aiuti di Stato, in modo che l’imprenditore capitalista si muova liberamente e virtuosamente con le sue benedette regole intrinseche (autoregolamentazione del mercato, liberismo, neoliberismo).

sabato 10 gennaio 2015

Il business dei rifiuti, il consumatore e la forza lavoro

L’uomo trasforma le risorse in rifiuti più rapidamente di quanto la natura sia in grado di ritrasformare i rifiuti in risorse
S. Latouche

Ci si sveglia, come spesso accade nelle questioni popolari, fuori tempo massimo. O non ci si  vuole affatto svegliare. Il popolo, nobilitato oggi al rango di cittadinanza, sembra non aver fatto grossi passi avanti rispetto al suo progenitore “volgare”. Ha infatti sempre bisogno, per continuare a darsela a bere e proseguire così nel suo rassicurante torpore, di capri espiatori, di “farmaci”, lenitivi e palliativi per non accorgersi dell’horror vacui che ha voluto immedesimare (e non riempire, ché bisognerebbe essere qualcosa per poterlo fare!). De-vertimenti che, per parafrasare Pascal, lo distraggano dalla sua miseria e dalla sua inconsistenza sovracomunitaria.

giovedì 9 ottobre 2014

Tra default e ancien régime

L’Argentina, nell’ovattato silenzio dei media più ortodossi, è fallita di nuovo. La Corte Suprema americana, convalidando la sentenza emessa più di un anno fa da un giudice dello Stato di New York, ha decretato la vittoria legale dei fondi spazzatura sulla richiesta argentina di ristrutturazione del debito. Eppure, come spesso accade nelle questioni economiche, aritmetico-quantitative, infinite, pare che la vicenda sul default argentino non abbia ancora toccato il fondo.

martedì 24 giugno 2014

Il Pil: tra truffa, fuffa, e idiozia


Sul Pil in quanto indicatore, non solo del sedicente benessere a cui qualcuno vorrebbe ricondurlo, ma anche come termometro dogmatico sullo stato di salute delle economie, se ne sono dette di tutti i colori.
Eppure, i suoi tanti detrattori, spesso economisti correi di aver demandato al freddo ed asettico dato il compito di misurare i destini dell’umanità intera, non hanno mai voluto (per conservarsi nel proprio ruolo di economisti) vedere la demenziale astrazione economica per quello che è realmente: il tentativo di rinchiudere lo scindibile sotto la rassicurante protezione delle formule scientifiche, per rendere ogni cosa finalmente con-prensibile, univoca, fissa, controllabile, che non fa paura.

venerdì 23 maggio 2014

L'imbroglio dell'economia reale: debitori e creditori

Il nuovo uomo della provvidenza e Primo ministro Matteo Renzi, non sta fermo neanche un secondo. Pare si stia dando un gran da fare, tra le altre cose, pure a rassicurare i mercati e i commissari che non mancano di ricordargli, appena mette un piede fuori dal suolo patrio, che bisogna “tenere i conti in ordine”. Glielo ricorda apoditticamente, tra gli altri, pure il Commissario europeo Oli Rehn: “rispetti i patti dopo gli annunci”.

venerdì 28 febbraio 2014

La Corte dei Conti impara l'arte e le agenzie di rating la mettono da parte


E’ singolare che il nodo allo stomaco per la disastrata situazione dell’Italia sia venuto, dopo una fiumana di chiacchiere al bromuro, alla Corte dei Conti, che peraltro, oltre a non avere competenze specifiche sul merito dei giudizi espressi dalle agenzie di rating, è però stato l’unico organismo statale che ha sentito l’urgenza di alzare la voce. Un groppo che l’ha spinta a chiedere spiegazioni sulle decisioni circa il declassamento del debito pubblico prese dalle agenzie private Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch.

mercoledì 12 febbraio 2014

Debito e ricchezza dell'Italia e della Germania


C’è chi vorrebbe sottoporre l’Italia alle stucchevoli tradizioni americaniote dell’inno a colazione e degli svolazzamenti di bandiere, altri ammirano invece l’unità di spirito del popolo francese, corroborata, dicono alcuni, anche dalle ambigue vicende della Rivoluzione (dimenticandosi la Bretagna, la Vandea e la Corsica) o il senso, quasi morale, dell’onestà e del doverismo teutonici.
In tal senso però, ha probabilmente ragione Philippe Daverio quando ammette che gl’italiani sono il popolo del melodramma. Surreali ed inverosimili come le pellicole di Fellini, ma al contempo così desiderosi di trovare una parte netta, una macchietta manichea su cui posare la propria sfuggevole contraddittorietà per darle infine un senso, o un nobile valore condiviso su cui far riposare la propria fisiologica individualità: quella tanto vituperata che ha però il merito di trascendere ogni qualsivoglia artificiale senso civico, per ricondurre ogni “buona socialità” alla propria coscienza (gli unici che travestono il roussoiano amor sui in amor proprio, mentre altri popoli preferiscono il contrario).