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giovedì 21 gennaio 2016

L'aumento dell'Iva e il consumo consapevole


L’aumento dell’Iva, ovvero la tassa sui consumi, sarebbe la via maestra per ostacolare consumi smodati. Ma ovviamente tra chi governa non se ne sente alcuna necessità, figuriamoci tra i “consumatori” che scaricano i propri stress quotidiani nello shopping compulsivo, meglio se tra la folla disumanata di qualche centro commerciale.
La sola minaccia di rialzo è vista anzi come una bestemmia inaudibile, dacché oggi il mercato e la produzione si basano primariamente sulla capacità di consumare, di farci intestini digerenti pronti a spurgare ogni nuovo bisogno surrettizio d’”innovazione” (la monolitica legge di Say dice infatti che è la domanda a creare l’offerta e non viceversa! Della serie: non compro ciò che mi serve per vivere, ma ciò che il mercato mi suggerisce di consumare!).

venerdì 30 maggio 2014

Se le diseguaglianze erano meno profonde nel Medioevo


E’ curioso trovarsi a fare i conti con la dimostrazione dell’insuccesso delle più nobili tra le idee moderne. E lo è ancor di più perché, accadendo in un’epoca in cui siamo passivamente bombardati da un'infinità indigeribile di input – dai social network ai media convenzionali-, non ha sortito uno stupore pari alla portata della sua testimonianza. Ripresa da ogni latore d’informazione, la notizia che, in Italia, i dieci più ricchi posseggano un patrimonio equivalente a circa 500 mila famiglie, paradossalmente non ha fatto notizia. I dati forniti dal Censis appaiono sconcertanti, se non addirittura drammatici: i dieci italiani più ricchi possono disporre di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500 mila famiglie di operai messe insieme (nel mondo le disuguaglianze raggiungono persino picchi imbarazzanti!).