L’aumento dell’Iva, ovvero la tassa sui
consumi, sarebbe la via maestra per ostacolare consumi smodati. Ma ovviamente
tra chi governa non se ne sente alcuna necessità, figuriamoci tra i
“consumatori” che scaricano i propri stress quotidiani nello shopping
compulsivo, meglio se tra la folla disumanata di
qualche centro commerciale.
La sola minaccia di rialzo è vista anzi
come una bestemmia inaudibile, dacché oggi il mercato e la produzione si basano
primariamente sulla capacità di consumare, di farci intestini digerenti pronti
a spurgare ogni nuovo bisogno surrettizio d’”innovazione” (la monolitica legge
di Say dice infatti che è la domanda a creare l’offerta e non viceversa! Della
serie: non compro ciò che mi serve per vivere, ma ciò che il mercato mi
suggerisce di consumare!).