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lunedì 13 giugno 2016

Il mondiale del 1982, quando i vincenti furono i vinti

La vittoria ottenuta dalla nazionale italiana al mondiale del 1982 non meravigliò affatto l’empirico “catenacciaro” Brera, l’ultima raffinata penna che riuscì a trasmettere una caratura persino al dozzinale prodotto di bigiotteria calcistico: “la tua vittoria è limpida, pulita: non è neppure venuta dal caso, bensì da un’applicazione soltanto logica del modulo che ti è proprio, e in tutto il mondo viene chiamato all’italiana”. Brera ha ragione, se non avesse contemporaneamente anche torto.
E’ pur vero che quella vittoria fu limpida, pulita, persino meritata, ma talvolta, andando contro ad ogni evidenza, non sempre l’idea borghese di merito, così come l’apostrofava Stirner, risponde anche ai criteri irragionevoli della giustezza, specie se declinata all’atomizzata e partigiana sfera calcistica.

giovedì 7 gennaio 2016

Maupertuis, Crécy e la cavalleria aristocratica: viva i perdenti!


nel nobile la persona volgare disprezza l’irragionevolezza o ragionevolezza stravagante della passione, soprattutto quando è indirizzata su oggetti il quale valore le pare totalmente fantastico e arbitrario.
F. W. Nietzsche

Talvolta la sconfitta vale più di una vittoria, perché l’uomo non si misura, come vorrebbe invece la classe ragionier-borghese imperante, erede di un “certo” positivismo anglosassone, esclusivamente attraverso i risultati che ottiene (le parole se le porta via il vento, ma anche i fatti si riducono alla soggettività di chi vi assiste, come già Nietzsche sapeva bene: “non esistono fatti, ma solo interpretazioni”, e come Einstein e Heisenberg hanno in seguito certi-ficato “scientificamente”).
E infatti la sconfitta e la vittoria, o il successo se si preferisce, non possono essere due unità di misura “serie”. Persino nelle competizioni sportive che, giocoforza, debbono piegarsi al volere del risultato, esistono esempi lampanti di come la sconfitta sia solo una delle tante discriminanti per l’uomo che voglia davvero interrogarsi sull’uomo (vedi, ad esempio, l’”aristocratica” nazionale brasiliana ai mondiali del 1982).