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venerdì 8 luglio 2016

Avvertenza articoli et similia

Il razzismo nella Storia emerge più ferocemente in quelle classi sociali che sentivano il bisogno di giustificare dapprima un potere nascente non ancora sedimentatosi, spesso basato sul denaro e non sui titoli ereditari, e poi per non retrocedere da quello status quo finalmente conquistato e riconosciuto socialmente. E’ il razzismo a tinte “moderne”, portato dalla borghesia professionale e mercantile

Leggi l'articolo completo cliccando sul titolo:

Quel vizio borghese chiamato razzismo

giovedì 28 aprile 2016

L’uomo è uno strumento, portatore di altri strumenti produttivi

Per competenza e professionalità, oggi, s’intende soprattutto quella spersonalizzante capacità di saper utilizzare “strumenti” (organi alieni all’individuo che li usa, ma che ne sostanziano tuttavia la dignità umana). Non contano più, quindi, le persone, bensì la mole di strumenti che quegli stessi individui riescono ad utilizzare.
L’uomo macchina, ingranaggio del sistema produttivo, al completamento della metamorfosi contemporanea, diventa finalmente oggetto passivo, buco da colmare, kafkiano servo: l’uomo delle macchine, gracile automa, mezzo utile al produttivo funzionamento di macchine che lo trascendono in quanto umano.

lunedì 4 aprile 2016

Le metropoli e la vita dello spirito: da Simmel ai centri commerciali

La modernità è l’epoca in cui il mutamento si fa norma e tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria.
G. Simmel

La metropoli non è una dimensione abitativa spersonalizzante, né una gelida città senza confini. La metropoli è piuttosto uno stato metafisico che ha assorbito lo spirito dell’uomo sino a renderlo apolide: senza una patria esistenziale a cui riferirsi come abitante, è ridotto a confondersi anonimamente nella vastità silenziosa di una sterminata folla di uomini e di prodotti.   
Un po’come L’uomo della folla narrato da Poe aspira a tutti i germi e ad ogni effluvio della vita per curiosità, oggi persino quel desiderio di cosmopolitismo viene a mancare, stritolato da una velocità che non permette nemmeno più di contemplare l’informe folla spersonalizzata dalla vetrina di un café parigino.

mercoledì 10 febbraio 2016

Bourget e decadenza: come capire la filosofia della crisi

Chi non vede più connessioni, più alcuna traccia di un sistema, può ancora procedere solo per episodi
G. Benn

Paul Bourget, sul finire del XIX secolo, descrisse la transizione “stilistica” che dal tardo romanticismo francese alla modernità ha interessato il progresso del “genere letterario”, e vide in quelle tendenze che vanno via via plasmando la letteratura decadentista (quelle di cui Nietzsche ebbe a dire: “stili della decadenza: la frase singola diventa sovrana, la subordinazione e coordinazione diventa causale. Bourget”), il riflesso delle trasformazioni che stanno riguardando l’intero corpus della società.

venerdì 11 dicembre 2015

Poletti, il riformista e il progresso a cottimo

Non c’è dubbio. Le intuizioni di Poletti sono talmente avanti, progressiste, riformiste, che in realtà vorrebbero riportarci nei brumosi slums della Londra di fine XVIII secolo. A tal punto che solo Crozza potrebbe commentare le sue ultime sparate senza scadere nella volgarità. Il Ministro del Lavoro ex Presidente della Legacoop, di fronte a una platea di studenti la cui ambizione, magari, non è esclusivamente quello di diventare capitani d’industria senza scrupoli o servili ingranaggi di un meccanismo che li sovrasta trascendendoli (erano, in realtà, gli aquilotti di Confindustria marcati Luiss), ha detto che: “l’ora di lavoro è un attrezzo vecchio che non permette l’innovazione”.

lunedì 13 luglio 2015

C'è razzismo e razzismo

Il razzismo è vecchio quanto l’uomo. Esso però non è solo la conseguenza della convinzione sulla purezza etnica di un determinato popolo, che proprio in virtù di un’autoreferenziale supremazia rispetto agli altri sente nel suo diritto il dovere di dominarli e usarli per i propri pelosi comodi. Questo è il razzismo a tinte “classiche”, quello dei conquistadores e della moralità a stelle e strisce che hanno sterminato gli indigeni e i nativi americani; quello neocolonialista del “fardello dell’uomo bianco” kiplingiano (il premio Nobel figlio di funzionari coloniali che voleva portare il progresso a quei popoli “mezzo demoni e mezzo bambini”); quello eugenetico dell’Unione americana, ripreso da Hiltler per le sue campagne di sterilizzazione in favore della razza pura e contro tutte le "vite indegne di essere vissute" (aktion t4) sino all’esacerbazione che portò successivamente alla “soluzione finale” e al genocidio degli ebrei.

giovedì 31 luglio 2014

Divagazioni su Nietzsche e "idee moderne": la logica

La logica


Ci sono menti schematiche, menti che ritengono più vero un complesso di pensieri, quando lo si può fare aderire a schemi o tavole di  categorie precedentemente tracciati (…) Ma il pregiudizio fondamentale è che l’ordine, la perspicuità, la sistematicità debbano inerire al vero essere delle cose, mentre il disordine, il caos, l’insondabilità deriverebbero solo da un mondo falso o incompletamente conosciuto.
F. W. Nietzsche

La logica, o il “ben dedurre” se si preferisce, sono gli scontati strumenti attraverso cui l’uomo, assoggettando l’esistente, ha conosciuto una progressiva liberazione dallo stato d’indigenza, materiale ed anche intellettivo, che lo ha accompagnato durante tutto l’ancien régime. La sua “potenza”, beninteso, una “potenza” che l’uomo stesso, interessatamente, ha voluto porre in tale procedimento intellettivo, risiede paradossalmente nella “superstizione” che attraverso il “metodo logico-razionale” si possa giungere ad una qualche assoluta finalità, ove ogni “fine” manifesta anzitutto un bisogno esistenziale che voleva essere colto: ancora una volta la volontà d’autoillusione nichilista che, presupponendo una “verità ultima”, pregiudica ogni “mezzo” per poter strumentalmente dare una “risposta” all’apparente precarietà della vita. Alla propria miseria esistenziale.  

mercoledì 23 luglio 2014

Divagazioni su Nietzsche e “idee moderne”: un'introduzione

Un’introduzione

Ma solo l’uomo è a sé pesante da portare! E ciò perché trascina sulle spalle troppe cose estranee. Come il cammello, si inginocchia e si lascia ben caricare.
F. W. Nietzsche

Qualche volontà poco pugnace storcerà probabilmente il naso. Per costoro, d'altronde, la polemica sembra essere “buona” solo se è costruttiva. In realtà, come Eraclito sapeva più di un paio di millenni fa, essa è del tutto neutra. Il polemos infatti, a prescindere da qualsiasi necessità che voglia trovare dietro ad ogni parvenza un valore para-morale solo per trascendersi in umanità, è semplicemente “il padre di tutte le cose”, una sorta di àpeiron anassimadreo, un indefinito da cui tutto nasce.

venerdì 30 maggio 2014

Se le diseguaglianze erano meno profonde nel Medioevo


E’ curioso trovarsi a fare i conti con la dimostrazione dell’insuccesso delle più nobili tra le idee moderne. E lo è ancor di più perché, accadendo in un’epoca in cui siamo passivamente bombardati da un'infinità indigeribile di input – dai social network ai media convenzionali-, non ha sortito uno stupore pari alla portata della sua testimonianza. Ripresa da ogni latore d’informazione, la notizia che, in Italia, i dieci più ricchi posseggano un patrimonio equivalente a circa 500 mila famiglie, paradossalmente non ha fatto notizia. I dati forniti dal Censis appaiono sconcertanti, se non addirittura drammatici: i dieci italiani più ricchi possono disporre di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500 mila famiglie di operai messe insieme (nel mondo le disuguaglianze raggiungono persino picchi imbarazzanti!).

martedì 15 aprile 2014

La politica del marketing e il popolo che l’ha in-sediata


Come un’ossessione che torna a ricordarti la tua patologia, come un rigurgito che trasale di tanto in tanto, quando vieni colto dalla compulsiva noluntas di accendere il televisore per occultare l’autocoscienza, Berlusconi ritorna a far capolino tra le cronache del Belpaese.
Niente da fare per la sua pletora di legali. Il tentativo di bloccare il passaggio in giudicato della pena accessoria all’interdizione per due anni dai pubblici uffici, a causa della condanna nel processo Mediaset, non viene accolto dalla Cassazione.

martedì 25 febbraio 2014

I “democratici” hanno il popolo che si meritano…


Già da un pezzo, da quando non usiamo più vendere i voti, il popolo non si preoccupa più di nulla (...) ora se ne infischia e due cose soltanto desidera ansiosamente: pane e giochi.
Giovenale

Persiste ancora nel “democratico” tout court una “catoniana” convinzione. Un pregiudizio che non viene manifestato smaccatamente, ma che tuttavia sotto sotto, allusivamente ma nemmeno troppo, fa ormai parte del suo corredo antropologico. Da dove attinga tale convinzione non è dato di sapere. Loro si credono migliori della controparte elettorale a priori.
A furia di rappresentarla caricaturalmente, screditandola con presunzione - almeno fino a quando quella “cortesia” non si strozza in gola, ricacciata nello stomaco dalle disfatte elettorali -, hanno ottenuto un risultato opposto all'intenzione. L’elettore “berlusconiano” per costoro è un cittadino di serie B, sempre “a traino” del proprio “pastore”, servile e zelante: una rappresentazione un po’ sbiadita di quel “popolo bue” che ricompare come un’eco dal medioevo.

mercoledì 12 febbraio 2014

Debito e ricchezza dell'Italia e della Germania


C’è chi vorrebbe sottoporre l’Italia alle stucchevoli tradizioni americaniote dell’inno a colazione e degli svolazzamenti di bandiere, altri ammirano invece l’unità di spirito del popolo francese, corroborata, dicono alcuni, anche dalle ambigue vicende della Rivoluzione (dimenticandosi la Bretagna, la Vandea e la Corsica) o il senso, quasi morale, dell’onestà e del doverismo teutonici.
In tal senso però, ha probabilmente ragione Philippe Daverio quando ammette che gl’italiani sono il popolo del melodramma. Surreali ed inverosimili come le pellicole di Fellini, ma al contempo così desiderosi di trovare una parte netta, una macchietta manichea su cui posare la propria sfuggevole contraddittorietà per darle infine un senso, o un nobile valore condiviso su cui far riposare la propria fisiologica individualità: quella tanto vituperata che ha però il merito di trascendere ogni qualsivoglia artificiale senso civico, per ricondurre ogni “buona socialità” alla propria coscienza (gli unici che travestono il roussoiano amor sui in amor proprio, mentre altri popoli preferiscono il contrario).

giovedì 9 gennaio 2014

La coltura dei geni e i minus habens


  
Pare ormai un dato di fatto. - Che il minus habens abbia bisogno del genio quasi fosse una medicina per curare i sintomi di un’indisposizione - non è un pessimo slogan da sventolare sotto il naso di qualche “citazionista” domenicale, bensì una fenomenologia che poggia le proprie sensazioni, seppur molto esilmente, in quel che Braudel chiamava a suo modo -histoire événementielle-.
Un qualsiasi discorso sull’uomo di genio e sulle sue supposte facoltà, oggi, non potrebbe che prendere le mosse da colui che nell’immaginario collettivo ne è divenuto il simbolo. 
Steve Jobs, ovvero il genio “compreso” che allineandosi all’umanità celebra sé stesso sottoponendosi ad essa.

mercoledì 1 gennaio 2014

La morale canina e Leopardi


Mal comune mezzo gaudio
Mal comune non lo sento
Mal comune non lo vedo

Il bucolico e frizzante mondo premoderno, pur nella sua violenza e nelle sue incomprensibili - per l’uomo moderno - superstizioni, non era un mondo che cercava a tutti i costi la massificazione morale dei costumi. Pur essendo una società di gruppi coesi le mancava la nozione di interesse condiviso o di “bene comune”, se si preferisce, indispensabile per spingere un’idea fino all’ecumene.

lunedì 16 dicembre 2013

Il lavoratore modello è un “uomo senza qualità”


La dignità del lavoratore è direttamente proporzionale al suo potere d’acquisto.

Del resto lo aveva anticipato, in maniera magari più colorita, anche il philosophe Celentano! Eppure questo nuovo stravagante mito, così lontano dall’immaginario collettivo che ha segnato tutte le “epoche” che ci hanno anticipato – il lavoro veniva disistimato perché considerato lo spazio dell’assoggettamento al bisogno (motivo per cui il nobile non lavora) -, qualificando il “vissuto”, entra in una sorta di schizofrenico cortocircuito proprio con quell’uomo che lo dovrebbe realizzare.

venerdì 6 dicembre 2013

La scuola si rinnova

Finalmente una buona notizia! Un sollievo in mezzo alla tempesta della crisi, quasi un motivo di speranza. Secondo le rilevazioni pubblicate dall’Ocse, i quindicenni italiani migliorano a scuola, o forse, invertendo soggetto e oggetto, la scuola italiana migliora agli occhi di quel mondo che prende come oro colato ogni statistica redatta dalla sempiterna Ocse.
Le stime di tale progresso (rispetto ad una precedente rilevazione del 2003) attestano un miglioramento del 18% in scienze e del 20% in matematica, pur ammettendo che il valore del punteggio (485) rimane comunque largamente al di sotto della media.

giovedì 5 dicembre 2013

La circonvenzione e la filosofia dei partiti


La questione parrebbe apparentemente di lana caprina, tuttavia, chi dovrebbe un domani reggere le sorti di un Paese intero, ululando tra le altre cose ai riformismi e alle rottamazioni, non sembra essere nemmeno capace di rinnovare la propria precipua terminologia politica. Chi fa della comunicazione col “mondo” il proprio unico veicolo verso il successo, dovrebbe infatti sapere che non bisogna perdersi nelle futili quisquilie di contenuto, al vulgus infatti le questioni sottili non interessano, egli vuole la praticità, “i problemi reali della gente”, ovvero la pancia piena.

mercoledì 4 dicembre 2013

“Internient”: la filosofia del web e il nulla


Così abbiamo ognuno guardato con ansia il silenzio dell’altro.
R. M. Rilke

Conosco i pericoli e le contraddizioni a cui mi espone questo divertissement critico. Eppure talvolta vale anche la pena di fare una brutta figura, come un fanciullo vivace che non si cura delle ammonizioni dei grandi e continua stupidamente a bruciarsi pur avendo già conosciuto le qualità di quel fuoco ammaliante.

martedì 19 novembre 2013

La legge di stabilità... (del conte di Salina)


A volte sussulta dal vuoto una palpitante sensazione e ci si duole di non essere dei tecnici specializzati. Senza il loro background, infatti, si finisce inesorabilmente per non capirci una pippa di quel che accade nel mondo. Vale anche per il caso della legge di stabilità che sta guadagnando la ribalta in questi giorni, o molto più genericamente di tutte quelle fasulle “stabilità” poste a salvaguardia di ogni eteronomo status quo.

giovedì 14 novembre 2013

Logotomia, ovvero Homo more mercatus demonstrata



La società vive solo di illusioni.
P. Valéry

Il mercato sembra essere diventato oggi l’unico indiscutibile ed irrefutabile termometro dell’umanità. Trascinato dall’insistente intercalare dell’uomo suo distratto e grossolano artefice, ha finito poi per fondersi indissolubilmente con esso, mortalmente legatisi in un abbraccio ove ormai è indistinguibile l’artefice dall’artificio.