Pare ormai un
dato di fatto. - Che il minus habens abbia bisogno del genio quasi
fosse una medicina per curare i sintomi di un’indisposizione - non è un pessimo
slogan da sventolare sotto il naso di qualche “citazionista” domenicale, bensì
una fenomenologia che poggia le proprie sensazioni, seppur molto esilmente, in
quel che Braudel chiamava a suo modo -histoire
événementielle-.
Un qualsiasi
discorso sull’uomo di genio e sulle sue supposte facoltà, oggi, non potrebbe che prendere
le mosse da colui che nell’immaginario collettivo ne è divenuto il simbolo.
Steve
Jobs, ovvero il genio “compreso” che allineandosi all’umanità celebra sé stesso
sottoponendosi ad essa.