Se il mondo globalizzato è connesso da strettissimi vincoli
d’interdipendenza, l’uomo che ne abita i danteschi gironi, sembra essere, al
contrario, prigioniero di una società di scatole cinesi (“libero”, nella
orwelliana neolingua globale, significa “legato”, alla maniera di ciò che
diceva, in tempi non sospetti, pure Stirner: “se tu fossi libero da ogni cosa, non avresti per l’appunto più niente”).
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giovedì 16 marzo 2017
giovedì 20 ottobre 2016
Svalutazione del lavoro e competizione
Finalmente, dopo tante putrescenti
retoriche, il Premier Renzi si cala
nei panni del giovine promoter porta a porta pagato a voucher. Le indiscrezioni
vociferano che girerà su e giù per il mondo col suo nuovo aeroplanino,
recapitando direttamente a casa e senza impegno il nuovo opuscolo del Mise, che magnifica il basso costo dei lavoratori italiani: “cari stranieri,
delocalizzate, investite in Italialand, ove gli stipendi sono più bassi della
media europea”. Firmato: il Governo
italiano.
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venerdì 29 luglio 2016
I nuovi poveri di Grecia che lavorano per 100 euro al mese
“Fare
denaro, ma avere il rispetto dei propri simili”, diceva Tucidide. Un concetto semplice, banale,
persino di buon senso, dato che si consuma per produrre e non viceversa, come
invece crede qualche bocconiano in fregola. Una stringa di pensiero che però ai
piani alti, quelli che si sentono liturgicamente investiti da una mission celestiale, dagli illuminati della Troika sino ai “surplussari” teutonici,
passando per i filantropi imprenditori che “ce danno da magnà”, sembra
essere rimasta, pesante, sullo stomaco.
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lunedì 30 maggio 2016
I vate e i Tiresia dell’economia lo certificano: in Italia crescono gli inoccupati cronici
Se non si appartiene alla parrocchia di
quelli che “homo more datus demonstrata”, per fare il verso a Spinoza, ma si crede che il dato
tracci solo una tendenza, spesso nemmeno troppo verosimile rispetto
all’irriducibile realtà, si potrebbe persino ghignare delle ultime rilevazioni targate Eurostat.
L’Istituto
europeo di statistica ha infatti certificato che nell’ultimo trimestre del
2015, l’Italia è diventato il primo Paese dell’Eurozona come numero di
disoccupati che sono entrati nella totale inattività economica.
Gli addetti ai lavori li definiscono con la poco lusinghiera etichetta di “inattivi cronici”: il 36,5% del totale,
circa il doppio rispetto alla media europea che si attesta invece al 18,4%.
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giovedì 26 maggio 2016
Parassiti sociali e paraterga
Per qualcuno potrà sembrare persino
bizzarro, ma dagl’insulti si possono comprendere, seppur per contrasto, quali sono i valori che muovono l’agire e il pensiero di un individuo e di una società.
Forse si tratta esclusivamente di spicciola ontologia da bar di provincia, o di un posticcio Zeitgeist da soma, ma la retorica sul “parassita nullafacente e fannullone”, sembra essere diventata il massimo oltraggio da attribuire ad una persona per denigrarne la rispettabilità.
Forse si tratta esclusivamente di spicciola ontologia da bar di provincia, o di un posticcio Zeitgeist da soma, ma la retorica sul “parassita nullafacente e fannullone”, sembra essere diventata il massimo oltraggio da attribuire ad una persona per denigrarne la rispettabilità.
mercoledì 18 maggio 2016
Starace e i megadirettori: creare malessere nei dipendenti che non vogliono cambiare...
L’amministratore
delegato di Enel, Francesco Starace, dopo la vittoria dell’astensionismo al "referendum sulle trivelle", può finalmente prendersi una meritata pausa e raccontarsi
agli studenti della Luiss (l'Università in cui dovrebbero formarsi le élites e i "liberi" manager conf-industriali di domani).
Per fortuna gli studenti della Liberà università internazionale degli studi Guido Carli sono abituati a certe confessioni e alle lectiones che declinano, vanitosamente, nella difesa valoriale di un capitalismo senza freni.
Non è chiaro, in tal senso, se sia la stessa Facoltà a promuovere l’allentamento dei freni inibitori, o se si scelga, molto più verosimilmente, i personaggi da invitare curricula alla mano.
Per fortuna gli studenti della Liberà università internazionale degli studi Guido Carli sono abituati a certe confessioni e alle lectiones che declinano, vanitosamente, nella difesa valoriale di un capitalismo senza freni.
Non è chiaro, in tal senso, se sia la stessa Facoltà a promuovere l’allentamento dei freni inibitori, o se si scelga, molto più verosimilmente, i personaggi da invitare curricula alla mano.
Di certo non si risparmiano, e dopo la lezione sulla demolizione di ogni cultura
improficua tenuta dal
Ministro Poletti (“prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un
fico secco, è meglio prendere 97 a 21 anni”), al soglio dell’Ateneo arriva anche il titolatissimo Francesco Starace.
giovedì 28 aprile 2016
L’uomo è uno strumento, portatore di altri strumenti produttivi
Per competenza
e professionalità, oggi, s’intende soprattutto quella spersonalizzante
capacità di saper utilizzare “strumenti”
(organi alieni all’individuo che li
usa, ma che ne sostanziano tuttavia la dignità umana). Non contano più, quindi, le persone, bensì la mole di strumenti che quegli
stessi individui riescono ad utilizzare.
L’uomo macchina, ingranaggio del
sistema produttivo, al completamento della metamorfosi contemporanea, diventa
finalmente oggetto passivo, buco da colmare, kafkiano servo: l’uomo delle macchine, gracile automa,
mezzo utile al produttivo funzionamento di macchine che lo trascendono in
quanto umano.
giovedì 3 marzo 2016
Lavoro: una nuova etica è possibile?
In un frammento contenuto in Aurora,
Nietzsche allude ad un’utopica “classe impossibile”: “povero, lieto e indipendente! – queste cose insieme sono possibili;
povero, lieto e schiavo! – anche queste sono possibili”. Evidentemente
impressionato ed ispirato dall’ormai travolgente Rivoluzione Industriale, il
filosofo di Rӧcken, nella seconda parte del suo intercalare, si riferisce
proprio a quegli operai, formichine operose ridotte ad ingranaggi di una
macchina che li aliena e li sovrasta, “come accessori dell’umana inventiva tecnica”.
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giovedì 24 dicembre 2015
Il ministro Poletti non può parlare agli studenti
Poletti non ha studiato e ci tiene a
farlo sapere? Sembra persino vantarsene, anche se è una vanità spuntata, quella
dettata dal risentimento vendicativo di un uomo che, con tutta probabilità, continua
da una vita a subire torti da individui più scolarizzati, tali da
traumatizzarne la sensibilità. Il perito agrario, meglio agrimensore, Poletti,
durante un incontro cogli studenti della Luiss, ha suggerito di fare in fretta
a laurearsi: “per non dover competere con studenti che hanno sei anni in meno”.
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venerdì 3 luglio 2015
Dal posto al sole al posto in fabbrica
Gli immigrati fanno concorrenza sleale
ai lavoratori italiani. O meglio, gl’illuminati imprenditori che li assoldano
per due euro all’ora si mettono finalmente al passo con la competizione globale
che paga con un pugno di riso la forza lavoro. E il “lavoratore modello”
si strugge. Se da una parte non accetterebbe mai, a certe latitudini e almeno
per ora, un impiego retribuito pochi spicci all’ora, dall’altra sembra
preoccuparsi perché quei lavoratori potrebbero rischiare di togliergli il lavoro. Questo, forse, il suo pensiero votato all'indipendenza: "sfrutta me e non prendere un "baluba" qualsiasi venuto da chissà dove". Ma in fondo non è colpa degli immigrati se la loro condizione di bisogno finirebbe per stuzzicare i desideri di
qualche imprenditore che magari accetterebbe volentieri di sottopagare la
manodopera pur di stare sul mercato e continuare così a lucrare il lucrabile.
domenica 14 giugno 2015
Il servo della gleba nell'epoca globale
L’Istat
sembra certificare come la crisi abbia notevolmente dilatato la forbice tra i
cosiddetti ricchi e i poveri. Ogni “crisi” infatti, colpendo trasversalmente senza
alcuna eccezione, avvicina nelle “sfighe” livellando le necessità (resistono
ovviamente i soliti intoccabili, ma sembrano risibili, almeno dal punto di vista
numerico). Essa, come la vista di ogni terrorizzante baratro consiglia di fare
un passo indietro per conservarsi sani e salvi, spinge così alla ricerca di una
comune soluzione il lavoratore salariato e il datore di lavoro. Quell’uomo, tuttavia, vi reagisce con la consapevolezza del “ragioniere”: quando le cose vanno male e
gli interessi personali cominciano ad essere intaccati sino ad erodersi
lentamente, pare che entrambe le categorie “produttive” siano, almeno
potenzialmente, bendisposte a rinunciare ad un qualcosa di sé pur di recuperare
quel “benessere di silicone” che vedono progressivamente allontanarsi.
martedì 19 maggio 2015
La flessibilità del lavoro spiegata da Thomas More
“Il lavoro deve essere flessibile”.
Questo sembra essere diventato il nuovo mantra che viene recitato insieme dalle
nuove suorine progressiste di tutti gli schieramenti e da tutte le categorie
produttive. Nell’epoca post moderna anche il lavoro si fa finalmente, per usare
un’espressione cara a Bauman, “liquido”. Il posto fisso, la cui unica virtù era
legata quasi esclusivamente alla sicurezza del reddito fisso, non esiste più, e andrà sempre più scomparendo, checché ne dicano proprio quegli stregoni
che vorrebbero lucrare sulla crescente precarizzazione.
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martedì 12 maggio 2015
Il suddito e il contribuente
Sembra che lo Stato non miri più
esclusivamente a creare cittadini sui quali poi avanzare le proprie pretese di
Stato, nel tentativo di dare così un senso alla propria autorevolezza
istituzionale e alla propria legittimità. Egli non intende più rinvigorire la
sua autorità, anzi, quando può, d’accordo con la moda volgare
dell’antipolitica incalzante, tende addirittura a screditarsi, rottamando la
propria stessa liceità istituzionale.
giovedì 12 febbraio 2015
La divisione del lavoro e l'uomo macchina
L’industrialismo, dallo spinning jenny fino al water frame, passando per il mule, sino alla navetta volante inventata da John Kay e alle macchinazioni di Watt, ha provocato un enorme aumento della produzione di merci. Questo incremento produttivo, di massa, che dall'industria cotonifera ha raggiunto poi ogni comparto industriale, non è stato però ispirato esclusivamente dall'innovazione tecnologica.
D'accordo con l'etica borghese capital-positivista, quella che vuol fare i conti, scientificamente, solo per efficientare poi i propri guadagni, questo industrialismo ha finito per creare anche un nuovo topos umano. Un "uomo strumento", da tenersi sulla mensola della democrazia, meccanicizzato, utile esclusivamente a quei processi produttivi di cui esso diventa così metafora, indifferente oggetto variegato, spersonalizzata pedina. E soprattutto in ossequio a questa diversificazione della produzione e umana, quasi una sorta di posticcia nemesi, ha infine generato, parallelamente, anche un nuovo tipo di lavoratore: parcellizzando la produzione industriale aumenta infatti anche la divisione del lavoro.
D'accordo con l'etica borghese capital-positivista, quella che vuol fare i conti, scientificamente, solo per efficientare poi i propri guadagni, questo industrialismo ha finito per creare anche un nuovo topos umano. Un "uomo strumento", da tenersi sulla mensola della democrazia, meccanicizzato, utile esclusivamente a quei processi produttivi di cui esso diventa così metafora, indifferente oggetto variegato, spersonalizzata pedina. E soprattutto in ossequio a questa diversificazione della produzione e umana, quasi una sorta di posticcia nemesi, ha infine generato, parallelamente, anche un nuovo tipo di lavoratore: parcellizzando la produzione industriale aumenta infatti anche la divisione del lavoro.
lunedì 26 gennaio 2015
Lavoratori furbi e uomini etici
E’ curioso
vedere come si azzuffano tra loro i lavoratori. Anche quando una parte ha
manifestamente ragione, non fa nulla per ottenerla. Un po’ come la
Batracomiomachia di omerica memoria, la comica guerra tra i topi e le rane, si
scornano per stabilire chi è il primo della classe,
quasi una sorta di gara a chi lavora di più.
Alla faccia di qualsiasi impossibile solidarietà di “classe”, questo zuffa tra poveri ha scritto forse oggi un nuovo capitolo della propria saga millenaria, grazie anche allo scandalo capitolino sull’assenteismo dei vigili urbani il giorno di capodanno.
Alla faccia di qualsiasi impossibile solidarietà di “classe”, questo zuffa tra poveri ha scritto forse oggi un nuovo capitolo della propria saga millenaria, grazie anche allo scandalo capitolino sull’assenteismo dei vigili urbani il giorno di capodanno.
sabato 10 gennaio 2015
Il business dei rifiuti, il consumatore e la forza lavoro
L’uomo trasforma le risorse in rifiuti più rapidamente
di quanto la natura sia in grado di ritrasformare i rifiuti in risorse
S. Latouche
S. Latouche
Ci si sveglia, come spesso accade nelle
questioni popolari, fuori tempo massimo. O non ci si vuole affatto svegliare. Il popolo, nobilitato
oggi al rango di cittadinanza, sembra non aver fatto grossi passi avanti
rispetto al suo progenitore “volgare”. Ha infatti sempre bisogno, per
continuare a darsela a bere e proseguire così nel suo rassicurante torpore, di
capri espiatori, di “farmaci”, lenitivi
e palliativi per non accorgersi dell’horror
vacui che ha voluto immedesimare (e non riempire, ché bisognerebbe essere
qualcosa per poterlo fare!). De-vertimenti che, per parafrasare Pascal, lo
distraggano dalla sua miseria e dalla sua inconsistenza sovracomunitaria.
martedì 23 dicembre 2014
Corsopoli e modernità
Baudelaire, nei suoi visionari rigurgiti
decadenti, ne diede una sommaria spiegazione già a metà ottocento, ma non
pensava, probabilmente, che essa sarebbe poi divenuta lo scenario che avrebbe
caratterizzato, così radicalmente, anche le epoche successive. La modernità,
diceva, è il regno: del transitorio, del fuggitivo, del contingente”. Un
regno, quello moderno e post-moderno, che si è guadagnato il successo assoluto
proprio perché ha saputo incontrare e canalizzare gl’istinti più meschini
dell’essere umano. E’, insomma, il giusto scenario in cui riescono a
moltiplicarsi il capitalismo senza scrupoli, l’individualismo privo
d’individualità e il profitto dei “mezzi adeguati ai fini”, di cui si nutre la
nostra progredita società contemporanea.
mercoledì 5 novembre 2014
Lo sciopero a condizione variabile
Talvolta capita di riuscire a comprendere
la totalità di un pensiero, intuendone magari il senso, anche dalla
particolarità di un avvenimento specifico. E’ il caso, tra gli altri, del
codice penale Zanardelli del 1889. E’ curiosa, in tal senso, l’interpretazione
che ne è stata data a posteriori.
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martedì 30 settembre 2014
La società individualista e il team working
Il
progresso della collettività è in definitiva un regresso per il singolo.
R. Musil
R. Musil
Chi non riesce a
trasmettere un senso “proprio” a ciò che fa non desidera altro che trovare una giustificazione
che appaghi questa sua insensatezza. E la trova spesso, senza fare nemmeno lo
sforzo di cercarla, nelle illusioni collettive. Le sole che gli permettano di
obliare nella chiassosa comunità di “noi” il vuoto determinato dall’”io”
mancante (parimenti a quel che avviene razionalmente per il punto nella
geometria: egli è l’ente geometrico più elementare, costituente ogni altro ente
esteso, superiore, spazio privo di estensione. Solo dall’addizione con altri punti
adiacenti può quindi darsi una forma consistente, sorreggendosi ad altri non
esseri suoi pari. La somma d’infiniti individui zero costituisce quest’uomo
inconsistente. Egli riesce ad essere, ad avere una forma, solo quando è in
gruppo).
mercoledì 26 marzo 2014
Bizzarre convergenze: Elkann e i lavoratori
Il “self made man” Elkann non ha solo perso un’occasione per mostrare, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di che pasta è fatto, ma infine, con la tipica boria di colui che sa non potergli accadere niente, si è rivelato ostentando inconsapevolmente la sua lunga coda di paglia. Il rampollo della Fiat, durante un faccia a faccia cogli studenti di Sondrio, palesando un’invidiabile impudicizia, ha così sentenziato su di loro: “molti giovani non trovano lavoro perché stanno bene a casa”. Apriti cielo.
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Proudhon, contro l’Unità d’ItaliaSembra che ci sia tutto un popolo che fornica con la retorica e con la gamba ferita del padre della patria Garibaldi , ma forse, prosciuga...
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