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martedì 30 settembre 2014

La società individualista e il team working

Il progresso della collettività è in definitiva un regresso per il singolo.
R. Musil


Chi non riesce a trasmettere un senso “proprio” a ciò che fa non desidera altro che trovare una giustificazione che appaghi questa sua insensatezza. E la trova spesso, senza fare nemmeno lo sforzo di cercarla, nelle illusioni collettive. Le sole che gli permettano di obliare nella chiassosa comunità di “noi” il vuoto determinato dall’”io” mancante (parimenti a quel che avviene razionalmente per il punto nella geometria: egli è l’ente geometrico più elementare, costituente ogni altro ente esteso, superiore, spazio privo di estensione. Solo dall’addizione con altri punti adiacenti può quindi darsi una forma consistente, sorreggendosi ad altri non esseri suoi pari. La somma d’infiniti individui zero costituisce quest’uomo inconsistente. Egli riesce ad essere, ad avere una forma, solo quando è in gruppo).

martedì 24 giugno 2014

Il Pil: tra truffa, fuffa, e idiozia


Sul Pil in quanto indicatore, non solo del sedicente benessere a cui qualcuno vorrebbe ricondurlo, ma anche come termometro dogmatico sullo stato di salute delle economie, se ne sono dette di tutti i colori.
Eppure, i suoi tanti detrattori, spesso economisti correi di aver demandato al freddo ed asettico dato il compito di misurare i destini dell’umanità intera, non hanno mai voluto (per conservarsi nel proprio ruolo di economisti) vedere la demenziale astrazione economica per quello che è realmente: il tentativo di rinchiudere lo scindibile sotto la rassicurante protezione delle formule scientifiche, per rendere ogni cosa finalmente con-prensibile, univoca, fissa, controllabile, che non fa paura.

lunedì 16 dicembre 2013

Il lavoratore modello è un “uomo senza qualità”


La dignità del lavoratore è direttamente proporzionale al suo potere d’acquisto.

Del resto lo aveva anticipato, in maniera magari più colorita, anche il philosophe Celentano! Eppure questo nuovo stravagante mito, così lontano dall’immaginario collettivo che ha segnato tutte le “epoche” che ci hanno anticipato – il lavoro veniva disistimato perché considerato lo spazio dell’assoggettamento al bisogno (motivo per cui il nobile non lavora) -, qualificando il “vissuto”, entra in una sorta di schizofrenico cortocircuito proprio con quell’uomo che lo dovrebbe realizzare.