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lunedì 21 luglio 2014

La crisi si aggrava: nuovo default all’orizzonte

I media sono bizzarri, almeno nel loro sacramentale compito di latori d’informazione. Possiamo scoprire così di sapere ogni cosa sugli ultimi selfie e spostamenti della Satta o della Canalis (che peraltro condividiamo ossessivamente, ché la mitizzazione del modello è direttamente proporzionale alla pochezza dell’idolatra. Sacra romana ecclesiae docet!).
Possiamo addirittura conoscere quante volte il Balotelli nazional-pop è andato di corpo, eppure i telegiornali più seguiti, magari proprio per non turbare il mondiale appena concluso, non hanno sentito alcun bisogno d’informarci che l’Argentina rischia in questi giorni un nuovo default tecnico, una nuova crisi finanziaria.
Ma si sa, è la democrazia bellezza applicata agli organi d’informazione: l’informazione moderna riempie ma non spiega, ché in democrazia tutto è equivalente, insapore (sapio = ho sapore = so).

mercoledì 12 febbraio 2014

Debito e ricchezza dell'Italia e della Germania


C’è chi vorrebbe sottoporre l’Italia alle stucchevoli tradizioni americaniote dell’inno a colazione e degli svolazzamenti di bandiere, altri ammirano invece l’unità di spirito del popolo francese, corroborata, dicono alcuni, anche dalle ambigue vicende della Rivoluzione (dimenticandosi la Bretagna, la Vandea e la Corsica) o il senso, quasi morale, dell’onestà e del doverismo teutonici.
In tal senso però, ha probabilmente ragione Philippe Daverio quando ammette che gl’italiani sono il popolo del melodramma. Surreali ed inverosimili come le pellicole di Fellini, ma al contempo così desiderosi di trovare una parte netta, una macchietta manichea su cui posare la propria sfuggevole contraddittorietà per darle infine un senso, o un nobile valore condiviso su cui far riposare la propria fisiologica individualità: quella tanto vituperata che ha però il merito di trascendere ogni qualsivoglia artificiale senso civico, per ricondurre ogni “buona socialità” alla propria coscienza (gli unici che travestono il roussoiano amor sui in amor proprio, mentre altri popoli preferiscono il contrario).