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sabato 24 dicembre 2016

I neuroni in radica e la zucca vuota di Trump

Il pensonto dei giorni nostri, quella mostruosa specie di ibrido che sta tra un vate e un hipster alla moda, si strugge, ansima, rantola furioso. Ben ovattato nella sua indotta american state of mind, proprio come i film americani tra i cowboys e gli indiani, vede le cose in maniera manichea: bianco o nero. Vuole soluzioni a portata di cerebro. Per lui non c’è nemico peggiore del grigiore lavico, del dubbio problematico, dell’indecisione che non lascia scegliere con assoluta nettezza. Brama risposte, e la strada più breve per ottenerle.

Il pensonto desidera così trovare la quadratura del cerchio. Pretende di venirne a capo. E’ tipo da parole crociate, ma pontifica e dà spiegazioni chiare, meglio se fruibili, perché quest’uomo di scienza-fanta, in fin dei conti, aspira anzitutto al compiacimento, all’essere compreso dall’ecumene. 
Lo si vede tra i soloni prezzolati catafratti nel proprio pensiero, giù fino alle nuove leve della filosofia come “merce di scambio” (i cciovini pensonti in fasce, a dirla tutta, riescono persino a smuovere una tremebonda pietas: studiano filosofia perché la consapevolezza non gli basta, vorrebbero essere utili al mondo, applicare il proprio “avere ragione” alla società per migliorarla. Loro, in fondo, sanno davvero come vanno le cose. "Usateci", ne è il kafkiano grido di battaglia). 
Ma proprio dallo stesso modus "usa e getta", ironia della sorte, comincia pure la loro crociata social, meglio se in 140 caratteri: l’epico scontro tra i clintoniani e i trumpiani, distintamente divisi in truppe cammellate uniformi. 

Senza zone d’ombra e privo di ogni complessità analitica, il pensonto non accetta quindi che vi siano pure ragioni mediane, interpolazioni ondivaghe, aggrovigliate matasse e correnti intersecate di pensiero.
A lui piace la narrazione smart e se la racconta comunque. E allora, in ossequio alla striminzita logica del bianconerismo, tanto per non deludere gli spiriti del tempo e le storytelling soapoperiste, devi raccontare se stare dalla parte della madonnina splatter Clinton o se, invece, parteggiare per il misogino, razzista ed incivile Trump (il principio commutativo può essere facilmente applicato anche alle categorie Salvini vs Renzi o Topo Gigio vs Pokemon).
E’ la morale, o il modus operandi se si preferisce, della pistola puntata alla tempia: l’unico momento di lucidità, per questi oggettivi estrinsecatori di cogito, in cui sembra possibile prendere decisioni ponderate, con la coscienza sgombra e le mutande piene.

Trump pericoloso

Tra un idiota psicopatico e un idiota lucido e raziocinante, preferisco il primo (per lo stesso motivo per cui è preferibile un conservatore a un democratico progressista: il primo, muovendosi meno, dovrebbe fare meno cazzate del dinamismo isterico del riformatore “tanto per fare”).
I Trump di tutto il mondo, in tal senso, sono “visti e piaciuti”, “così come li vedi”: la loro sedicente pericolosità sta solo nell’imprevedibilità che è degli psicopatici. Il secondo topos umano è invece pericoloso scientificamente, striscia, inganna candidamente con sorriso rassicurante (a seconda di ciò che suggeriscono le indagini di mercato condotte sull'elettore mediomen o gli spin doctor di fiducia); somministra supposte chiamandole caramelle, è convinto di sapere cosa sia meglio per il minore popolo del globo e arma questa convinzione col detonatore dei “diritti umani”, della “civiltà superiore”, del “progresso” e della santa “democrazia” (riprendendo quell’arroganza cara allo pseudo-democratico Voltaire e al supino NYT: "il popolo dev'essere guidato e non istruito", ché egli non sa cosa sia meglio per se stesso).

E’ la protervia democratica in salsa illuminista, che iniziò il suo percorso senza macchia con lo sterminio dei realisti in Vandea (150.000 morti su una popolazione complessiva di 600.000 persone). La stessa coloniale spocchia di superiorità in nome del “fardello dell’uomo bianco”, dal primo genocidio tedesco ai danni degli Herero, sino all’abominio eugenetico dell’Unione americana, ripreso da Hiltler per le sue campagne di sterilizzazione in favore della razza pura (aktion t4), e poi rivitalizzato dalle “monde” popolazioni del nordeuropa. Prosegue con lo sgancio di due “democratiche” bombe atomiche sul Giappone già sconfitto (la seconda, quella su Nagasaki, sganciata tre giorni dopo la prima, quando si era già a conoscenza dell’orrore che avrebbe potuto provocare un ordigno nucleare), passando per il Processo di Norimberga, ove, per la prima volta nella storia, i vincitori non si accontentarono di processare i vinti, ma pretesero anche di essere riconosciuti moralmente superiori. Fino ad arrivare, più vicino a noi, alla bigotta ossessione di uniformare il mondo intero, esportando la democrazia, il progresso e il mercato, a tutti quei beduini che non ne conoscevano gli splendori (un sommario istante di brainstorming ad minchiam sull'epopea militarista a stelle e strisce... Prima Guerra mondiale: il democratico Wilson, che senzientemente aveva spergiurato in campagna elettorale il non-intervento ad oltranza; Seconda Guerra mondiale: il democratico Roosevelt; Guerra di Corea: il democratico Truman; Guerra del Vietnam: i democratici Kennedy e Johnson). 
E poi via coi “diritti umani”, esportati prima nel giardino sudamericano dello “zio Sam Monroe”, e poi in Serbia, in Iraq, in Afghanistan, in Siria, in Ucraina, in Libia, in Egitto. Perché il nostro, come dice l'hegelione Fukuyama, essendo “il migliore dei mondi possibili”, non tollera l’”altro da sé”, il diverso, e così si sente in dovere di evangelizzare le pecorelle smarrite per ricondurle belanti all’ovile della ragione progressista e civile dell’occidente buono.

Ma un democratico che pretende che tutti lo diventino non è un democratico, ma un pericoloso totalitario. Anche per questo, nella titanica lotta tra i due pseudo razzismi di Trump e della Clinton, scelgo quello del tycoon sneuronato. Perché oggi non è più il sonno della ragione a generare mostri, ma il suo progressista e democratico sogno. 

2 commenti:

Oreste Corso ha detto...

Ciao Marco,questo articolo mi piace particolarmente.
Spero di non aver frainteso nulla.
Stili diversi, ma alcune cose mi è parso di averle accennate anche io in qualche post.
È che generalmente cerco di astrarmi dalla politica, o almeno di non citarla. Ho notato che certi discorsi vengono affossati, e come c'è la barca del vincitore, si ha sempre una zattera per il perdente. Nel bianco e nero della logica binaria a me capita sempre di stare a nuoto... Mi sa che stavolta accetto il passaggio e condivido.
Ti auguro buone feste Marco.
A presto,

Oreste Corso ha detto...

Ciao Marco,questo articolo mi piace particolarmente.
Spero di non aver frainteso nulla.
Stili diversi, ma alcune cose mi è parso di averle accennate anche io in qualche post.
È che generalmente cerco di astrarmi dalla politica, o almeno di non citarla. Ho notato che certi discorsi vengono affossati, e come c'è la barca del vincitore, si ha sempre una zattera per il perdente. Nel bianco e nero della logica binaria a me capita sempre di stare a nuoto... Mi sa che stavolta accetto il passaggio e condivido.
Ti auguro buone feste Marco.
A presto,