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mercoledì 11 maggio 2016

Crolla la produzione nel Paese del sub-cesso europeo

E proprio mentre Padoan si sbrodola tessendo le lodi dei successi ottenuti nella nuova Grecia curata e rinsavita, la produzione dell’Ellade crolla nella misura del 4% nel mese di marzo. E non c’è da stupirsene. Non servono, infatti, fini economisti e ragionieri di alto bordo per risolvere un banale sillogismo.
Serve esclusivamente il buonsenso, quello che a certi econo-mostri imparruccati sembra mancare.
D’altronde è persino facile: se m’impongono di rendere il sistema Grecia sostenibile attraverso sforbiciate a salari e pensioni, aumentando le tasse e riducendo, conseguentemente, i posti di lavoro, non sarà difficile prevedere quali effetti andranno a prodursi sulla società e sul mercato interno. Se ho sempre meno soldi in tasca e il futuro non allude ad alcun happy ending, non compro, o compro solo ciò che mi è indispensabile. L’Oreste di Euripide l’aveva già previsto: “Zeus non può aver generato un demone così funesto per molti barbari e per molti Greci

grexit

Ma ciononostante, la democratica Grecia, almeno nel contorto immaginario di qualche barone del vapore, è la manifestazione plastica del più grande successo dell’euro. Un’ironia niente male. E intanto il piano di ristrutturazione richiede di raggiungere un avanzo primario del 3,5% del Pil fino al 2040. Banalizzando, significa che per il prossimo ventennio, il monitorato ed ammansito Stato greco dovrà prendere ai contribuenti più soldi rispetto ai servizi e agli investimenti che distribuirà loro.


E tornano in mente le parole pronunciate dal bocconiano e “salvatore della patria” Monti qualche anno fa: “oggi stiamo assistendo al grande successo dell'euro e la manifestazione più concreta di questo successo è la Grecia, costretta a dare peso alla cultura della stabilità con cui sta trasformando se stessa".
L’assolutismo del nonsense: ha ancora senso pagare questi previsionisti e jettatori dal colletto bianco per farci raccontare balle narcotizzanti e rassicuranti?


2 commenti:

Francesco Mingolla ha detto...

Non serve a molto, constatare che non siamo capaci a mandarli a casa.

Masini Marco ha detto...

Caro Francesco, dal mio punto di vista, avrebbe ragione se non avesse anche torto. Non mi fraintenda, non sono qui a dare titoli, e il mio neurone vale quello di ogni altro. La consapevolezza, secondo Lei serve? Anche attivamente, nelle scelte di tutti i giorni? Io trovo di sì, anche se non fa accadere necessariamente rivolte di massa e sommosse popolari. Guardo piuttosto ai piccoli gesti quotidiani, inutili forse, ma l'idea di "servire" non mi ha mai fatto impazzire. Un contemplativo dall'ozio facile.