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giovedì 12 maggio 2016

Analfabeti e contenti

D’accordo, i dati e l’oggettività che ogni cosa vorrebbero con-prendere, sono quelli che sono. Ma per fortuna sta velocemente arrivando l’estate, e al sudoku da bagnasciuga ho sempre preferito la lettura di qualche ricerca fatta dall’organizzazione scientista di turno.
Questa ricerca potrà forse sorprendere tutti coloro che, anche solo per desiderio antropologico, non frequentano le moderne agorà della “plattanza” civile e democratica. Ma la verità, lo dicono addirittura i numeri, è che viviamo in un mondo di analfabeti strutturali: l’incapacità di utilizzare in modo corretto le abilità di lettura, scrittura e calcolo, nelle situazioni di tutti i giorni.

Più o meno minus habens medagliati, retrocessi a scimmie giulive col sorriso stampato e il vento in poppa. Una fauna, insomma, inabile a comprendere e valutare ciò che la circonda, dai complessi mutamenti della società, alle semplici etichette dei prodotti sugli scaffali di un supermarket. La ricerca Human Develop Report,  fatta nel periodo 1994 – 2003, su un campione di persone che vanno dai 16 ai 65 anni, ha calcolato nella percentuale del 47% le persone funzionalmente analfabete in Italia (la stessa percentuale anche di analfabeti da testi in prosa calcolata dalle statistiche OECD negli anni che vanno dal 2003 al 2008). In pratica, un italiano su due non riuscirà manco a capire i volantini delle sagre paesane o le progredite istruzioni dell’Ikea (sembra un po’ eccessivo, francamente, anche per il più leopardiano degli osservatori sociali, ma tant’è, quando parlano i dati si risponde con un amen e “così-sia”).  
E per fortuna è finalmente arrivata la “buona scuola”, per permettere a quel 47% di assumere il titolo di consumatore efficiente; e poiché una riforma così di sinistra non può rinunciare alla democrazia egualitaria, anche il restante 53% dovrà presto regredire alla monocompetenza di consumatore capace di leggere i volantini delle sagre e dei “vinitaly”.

beata ignoranza

Ormai viviamo in un mondo d’illetterati tutti tronfi della propria pochezza, perché saper leggere e scrivere sono oggi considerati come inutili optional esercitati da qualche paria con la puzza sotto al naso. Ecco, forse, dove può portare la democratica logica del suffragio universale deserto, se applicata al moderno bifolco digitale, social, con la schiena sempre ricurva, quello che non sa cosa farsene dell’autonomia, del leggere e dello scrivere, perché tanto vuole essere sempre e solo “mezzo”, usato, e confonde persino questa sua necessità di dipendenza col poco onorevole titolo di sentirsi utile verso la società dei pari rango.

Ma in fondo basta solo saperlo: quando cerchi di comunicare con qualcuno, uno su due non capisce un cazzo, l’altro va a fortuna. Dov’è la novità? Che adesso, grazie a qualche decennio di cementificazione, non abbiamo più neanche la terra dove rimandarli a zappare.

4 commenti:

Oreste Corso ha detto...

Buona sera, devo ammettere che, probabilmente, io appartengo alla seconda categoria. Oggi ho comprato il regalo per una bambina. È un regalo condiviso. L'altra mamma con cui dividevano la spesa aveva 50 euro, il totale era 45... Non riuscivo a capire i calcoli della signora. Arrivato a casa ho dovuto guardare per un minuto l'orologio prima di capire che ora fosse. A meno che non mi trovi dentro il romanzo di Daniel Keyes, le volte che riesco le considero fortuna.
Comprendo alcuni fastidi, anche se passo spesso da un insieme all'altro.
Alla fine, di questo argomento non so bene cosa pensare.
Che cosa dovremmo aspettarci dalla"gente"e da noi stessi?

Oreste Corso ha detto...

Buona sera, devo ammettere che, probabilmente, io appartengo alla seconda categoria. Oggi ho comprato il regalo per una bambina. È un regalo condiviso. L'altra mamma con cui dividevano la spesa aveva 50 euro, il totale era 45... Non riuscivo a capire i calcoli della signora. Arrivato a casa ho dovuto guardare per un minuto l'orologio prima di capire che ora fosse. A meno che non mi trovi dentro il romanzo di Daniel Keyes, le volte che riesco le considero fortuna.
Comprendo alcuni fastidi, anche se passo spesso da un insieme all'altro.
Alla fine, di questo argomento non so bene cosa pensare.
Che cosa dovremmo aspettarci dalla"gente"e da noi stessi?

Masini Marco ha detto...

Chiunque sia un portatore sano di paradossi, può auto-intestarsi già una consapevolezza, fosse anche solo quella di portatore sano di paradossi. Non si scoraggi... io ho un rapporto ondivago con una serie di strumenti infiniti: preferisco la meridiana alle lancette e faccio ancora a botte coi lacci dei derby. L'ultimo quesito mi sembra il più interessante. Non ho - e non voglio averla - una risposta univoca, che vada bene per tutti. Ognuno risponde a talento, per sè stesso. Ad esempio, specie nei giorni di festa esistenziale, io sono molto esigente, ma soprattutto verso me stesso. Cordialmente

Masini Marco ha detto...

E poi se lo lasci dire: ha scelto il migliore, almeno a mio avviso, dei supereroi.